Sanità, l’assistenza è a rischio senza infermieri: il nodo irrisolto del Ssn

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Mentre le iscrizioni ai corsi di laurea in Medicina raggiungono numeri record, con atenei come quello di Genova che registrano quasi il triplo delle domande rispetto ai posti disponibili, il vero problema del Servizio Sanitario Nazionale rimane un altro: la carenza cronica di infermieri. Se i medici, almeno in termini di formazione, sembrano garantiti – complici anche le recenti modifiche al test d’ingresso, con penalità ridotte per le risposte sbagliate –, è sul fronte dell’assistenza che il sistema mostra le sue crepe più profonde.

Le analisi dell’OCSE e della Bocconi, tra le altre, concordano: l’Italia non soffre di una mancanza di camici bianchi, ma di personale infermieristico, la cui assenza si fa sentire in reparti critici come il Pronto Soccorso. Una carenza che ha spinto le strutture a soluzioni tampone, dal reclutamento di professionisti stranieri – spesso formati in fretta con corsi basilari di lingua e procedure – all’accettazione di titoli non sempre equivalenti agli standard nazionali. Un approccio che, se da un lato allevia l’emergenza, dall’altro solleva interrogativi sulla qualità del servizio offerto.

La Lombardia, con l’assessore Bertolaso in prima linea, aveva già sperimentato il ricorso a medici gettonisti prima del blocco nazionale, ma il nodo resta irrisolto. E mentre il Mur alleggerisce i criteri di selezione per Medicina, introducendo il "semestre filtro" per smistare gli aspiranti camici bianchi dopo un primo periodo di studio, nulla di simile viene proposto per gli infermieri, la cui formazione richiede tempi e investimenti che il sistema non sembra in grado di sostenere.

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