Natalino Mele, tra due padri e il Mostro di Firenze: la pista sarda riemerge

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Natalino Mele, oggi 64enne, vive in una casa popolare occupata e non lavora. La sua esistenza, segnata da un destino crudele, è tornata al centro delle cronache dopo la scoperta che lo lega a Giovanni Vinci, uno dei tre fratelli sardi a lungo sospettati di essere coinvolti nei delitti del Mostro di Firenze. «Mio padre un assassino? Quale dei due?», risponde con ironia amara, riferendosi sia a Stefano Mele – che credeva suo padre – sia a Vinci, la cui paternità è emersa solo di recente.

Nell’estate del 1968, a soli sei anni e mezzo, Natalino si trovava nella stessa auto dove sua madre, Barbara Locci, e l’amante, Antonio Lo Bianco, furono uccisi a colpi di calibro 22. Quella notte, considerata da molti il primo delitto del Mostro, il bambino sopravvisse, ma di quei momenti non conserva ricordi nitidi. «Non ho mai conosciuto gli amanti di mia madre», ha dichiarato, sottolineando quanto quel passato resti per lui un puzzle incompleto.

La rivelazione sulla sua vera paternità riaccende i riflettori sulla cosiddetta "pista sarda", sostenuta con fermezza dal criminologo Davide Cannella. «Non ci sono alternative: il Mostro è legato ai sardi», afferma senza esitazioni. Giovanni Vinci, insieme ai fratelli Salvatore e Francesco, fu più volte indicato come possibile coinvolto, pur senza mai essere formalmente indagato. Un verbale dimenticato, rinvenuto tra le carte del blog Insufficienza di prove, attesta che Vinci ebbe una relazione con Barbara Locci, interrotta quando lei rimase incinta.

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