L’intricata questione dei prezzi dei carburanti, tra accise e ricorsi alla magistratura

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La dinamica dei prezzi dei carburanti in Italia, da anni oggetto di polemiche e interventi legislativi, si è ulteriormente complicata con l’avvio del cosiddetto “riallineamento” delle accise tra benzina e gasolio. Una misura presentata come un riequilibrio tecnico, ma che nella pratica si traduce in un aumento della pressione fiscale, mascherato da operazioni di razionalizzazione. Sebbene il governo parli di equità, i dati raccolti dal Codacons raccontano una storia diversa: negli ultimi 25 anni, le accise sulla benzina sono cresciute del 35%, mentre quelle sul gasolio hanno subito un incremento del 63%, portando l’Italia al secondo posto in Europa per tassazione sul diesel.

“Dal gennaio 2000 a oggi”, ha precisato l’associazione dei consumatori, “l’accisa sulla benzina è passata da 0,527 a 0,713 euro al litro, con un aumento di 0,186 euro, mentre quella sul gasolio è salita da 0,388 a 0,632 euro, con un balzo di 0,244 euro”. Una progressione che, unita ai rincari applicati dai distributori, ha spinto il Codacons a depositare un esposto in Procura, denunciando ipotesi di truffa aggravata e aggiotaggio per le oscillazioni anomale dei prezzi alle pompe.

Il riordino delle accise, che si completerà in cinque anni, è solo l’ultimo tassello di una politica fiscale che, nonostante le promesse elettorali, ha sistematicamente aumentato il carico tributario sui carburanti. Se da un lato si invoca la necessità di ridurre il divario tra benzina e gasolio, dall’altro si ignora l’effetto cumulativo di decenni di rialzi, che hanno reso il carburante uno dei settori più tartassati d’Europa.

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