Oro in lieve rimbalzo sotto i 4.000 dollari, ma il con
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Redazione Economia
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Il prezzo dell'oro ha interrotto la fase di discesa registrando un timido rialzo nella mattinata del 17 luglio, ma senza riuscire a scavalcare la soglia dei 4.000 dollari l'oncia. La dinamica di un rimbalzo tecnico, per quanto contenuto, arriva dopo una seduta che aveva visto il metallo prezioso cedere terreno, tornando a scivolare al di sotto di quel livello psicologico che gli operatori di mercato seguono con particolare attenzione da quando è stato infranto.
Le quotazioni spot, ovvero il prezzo per la consegna immediata su cui si basa la maggior parte delle contrattazioni internazionali, hanno guadagnato circa lo 0,25%, attestandosi a 3.986 dollari, una variazione che segnala un tentativo di stabilizzazione dopo le recenti pressioni ribassiste.
Il paradosso di un bene rifugio in crisi
La dinamica dei prezzi che stiamo osservando nelle ultime settimane presenta un paradosso che sta mettendo in discussione alcuni dogmi del mondo della finanza: l'oro, tradizionalmente considerato il bene rifugio per eccellenza, sta subendo una correzione profonda proprio in un momento di accresciute tensioni internazionali, con il conflitto in Medio Oriente che si è intensificato e il petrolio che ha ripreso a salire.
La spiegazione di questa anomalia risiede nella natura stessa delle pressioni geopolitiche attuali, che non generano soltanto domanda di sicurezza, ma alimentano anche il timore di un'inflazione persistente e, di conseguenza, di una politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve per un periodo più lungo del previsto.
Il punto centrale è che l'impennata del greggio, alimentata dai rischi legati allo Stretto di Hormuz e alle rotte per il trasporto di gas naturale liquefatto, sta innescando un meccanismo che tradisce le attese del mercato. Invece di favorire la corsa verso il metallo giallo, il caro energia sta rafforzando il dollaro e spingendo al rialzo i rendimenti dei Treasury, due elementi che rappresentano un ostacolo significativo per un asset che, per sua natura, non offre cedole e tende a soffrire quando cresce il costo-opportunità di detenerlo.
Il contesto macroeconomico e le attese sui tassi
Lo scenario che si sta delineando vede il mercato ridimensionare drasticamente le aspettative di tagli dei tassi di interesse da parte della Fed, con una probabilità stimata intorno al 73% che l'istituto centrale statunitense possa addirittura procedere a un nuovo rialzo entro la fine dell'anno per arginare le pressioni inflazionistiche. Questa prospettiva ha contribuito a indebolire l'oro nonostante il permanere di un contesto di incertezza globale, dimostrando come i fattori monetari stiano al momento prevalendo sulla tradizionale componente rifugio.
La forza del dollaro, che aveva già guadagnato terreno rispetto ai minimi registrati quando il metallo giallo viaggiava su livelli record, rappresenta un ulteriore elemento di pressione per le quotazioni, considerando che il prezzo dell'oro è denominato nella valuta americana.
Questo scenario ha spinto le principali banche d'investimento a rivedere al ribasso le loro previsioni sul prezzo del metallo prezioso per il 2026. Bank of America ha ridotto il suo forecast medio per l'anno a 4.360 dollari l'oncia, mentre Goldman Sachs ha tagliato le sue stime a 4.900 dollari da un precedente target di 5.400 dollari. JPMorgan Chase prevede per il terzo trimestre un prezzo medio di 4.300 dollari, con un possibile recupero a 4.
500 dollari nel quarto trimestre, e persino la più cauta Deutsche Bank ha ipotizzato che, in caso di ulteriori rialzi dei tassi, il prezzo potrebbe scendere fino a 3.800 dollari.
I livelli tecnici e i possibili scenari futuri
Dal punto di vista dell'analisi tecnica, il livello dei 4.000 dollari rappresenta ora uno spartiacque cruciale per le quotazioni dell'oro. La soglia psicologica, dopo essere stata superata e poi persa, sta agendo come un'area di resistenza, e gli operatori osservano con attenzione i prossimi movimenti per capire se si tratti di una flessione temporanea o dell'inizio di una fase ribassista più profonda. Un cedimento deciso dei supporti immediati, individuati a 3.983 e successivamente a 3.
944 dollari, potrebbe aprire la strada a un movimento correttivo che, secondo alcuni scenari, potrebbe spingere il metallo giallo fino alla zona dei 3.680 dollari, o addirittura verso i 3.500 dollari nel caso di uno scenario particolarmente negativo.
Al contrario, un ritorno stabile sopra la soglia dei 4.115 dollari, che corrisponde al passaggio della media mobile esponenziale a 21 periodi, potrebbe migliorare l'impostazione tecnica di breve periodo e favorire un recupero verso l'area dei 4.200 dollari.
In questo contesto, le prospettive a lungo termine per il metallo prezioso restano comunque sostenute dalla domanda strutturale delle banche centrali, in particolare dei paesi emergenti, che continuano a diversificare le proprie riserve in un'ottica di riduzione della dipendenza dal dollaro, un fattore che le principali istituzioni finanziarie indicano come il principale elemento di supporto per i prezzi dell'oro nel medio e lungo periodo.




