Eurovision cambia le regole di voto dopo le polemiche, Green: "Musica al centro"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’Eurovision Song Contest, il più celebre evento canoro europeo, si appresta a voltare pagina introducendo, a partire dalla sua edizione del 2026, un nuovo e più stringente regolamento per le votazioni. L’European Broadcasting Union, che ne cura l’organizzazione, ha infatti annunciato una significativa revisione delle procedure, riducendo il numero massimo di voti che un singolo utente può esprimere per uno stesso artista da venti a dieci. Una decisione, questa, che si inserisce in un contesto di riforme più ampio, comprendente anche il ripristino delle giurie nazionali durante le fasi semifinali, le quali – è bene ricordarlo – erano state temporaneamente sospese in precedenza. Tali modifiche, sebbene non esplicitamente legate a casi specifici, giungono dopo un periodo di intense discussioni riguardanti presunte tattiche di voto particolarmente aggressive, di cui si sarebbe servita la delegazione israeliana nelle ultime edizioni della kermesse per influenzarne l’esito finale.

Le nuove norme per garantire l'integrità della competizione

Martin Green, direttore dell’Eurovision Song Contest, ha commentato le innovazioni attraverso una nota ufficiale, sottolineando come “la neutralità e l'integrità dell'Eurovision Song Contest siano di fondamentale importanza per l'Ebu, i suoi membri e tutto il nostro pubblico”. Green, le cui dichiarazioni hanno un tono deciso, ha poi aggiunto che “è essenziale che l'equità del concorso sia sempre tutelata”, annunciando che l’Unione sta “adottando misure chiare e decisive per garantire che il concorso rimanga una celebrazione della musica e dell'unità”. Queste parole, che riecheggiano il principio di imparzialità sancito dall’ente, sembrano voler tracciare un solco netto con alcune pratiche recenti, le quali – a detta di molti osservatori – avrebbero rischiato di strumentalizzare l’evento, deviandolo dalla sua missione originaria.

Il contesto delle polemiche e la minaccia del boicottaggio

La tempistica dell’annuncio non appare casuale, giacché precede di alcuni mesi una decisione attesa e potenzialmente divisiva: quella sulla partecipazione di Israele alla competizione del 2026. Proprio la nazione, infatti, è stata al centro di un acceso dibattito che ha travalicato i confini della musica, spingendo numerosi paesi a valutare la possibilità di un boicottaggio qualora la sua presenza venisse confermata. L’Ebu, da parte sua, non si è ancora espressa sullo spinoso argomento, mantenendo una posizione di cauta attesa, ma ha nel frattempo voluto agire su un fronte differente, quello regolamentare, forse con l’intento di depotenziare in anticipo eventuali future controversie e di rassicurare gli stati membri sul proprio ruolo di garante.

Il palcoscenico di Vienna e lo spirito della manifestazione

L’edizione riformata dello show, che si terrà a Vienna nei giorni di martedì 12, giovedì 14 e sabato 16 maggio 2026 presso la Wiener Stadthalle, si presenterà dunque con un volto in parte rinnovato. Le modifiche apportate, se da un lato limitano il potere del televoto dei tifosi più accaniti, dall’altro reintroducono un elemento di valutazione tecnica che era venuto a mancare in una fase cruciale della gara. “L'Eurovision Song Contest deve sempre rimanere un luogo in cui la musica è al centro della scena”, ha ribadito con forza Green, delineando una visione che cerca di conciliare la popolarità con la credibilità artistica, in un momento in cui le pressioni politiche e mediatiche rischiano di offuscare le note.

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