Mondiali, il vicepresidente del calcio Usa attacca Trump e Infantino: "Macchia morale sul torneo"

Mondiali, il vicepresidente del calcio Usa attacca Trump e Infantino:Macchia morale sul torneo"
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Mancano poche ore alla finale dei Mondiali, che metterà di fronte Spagna e Argentina in un evento già carico di significati sportivi e, inevitabilmente, anche politici. A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci pensa Nathan Goldberg Crenier, vicepresidente dell'Us Soccer, la federazione di calcio americana, che ha scelto le colonne del Guardian per un editoriale durissimo.

Il titolo è inequivocabile: 'Il patto faustiano di Infantino con Trump ha macchiato il palcoscenico più importante del calcio', e nelle sue dichiarazioni, Goldberg Crenier non usa giri di parole nel definire l'operato del presidente degli Stati Uniti e del numero uno della Fifa.

L'attacco frontale a Trump e Infantino

Nel suo intervento, il vicepresidente della federazione a stelle e strisce sostiene che Donald Trump lasci una "macchia morale" sull'intero torneo, mentre Gianni Infantino avrebbe "benedetto le guerre di Trump in nome del calcio". Un'accusa pesante, che arriva a ridosso dell'atto conclusivo della competizione iridata e che mira a mettere in discussione il ruolo politico assunto dal magnate newyorkese, ormai stabilmente al centro della scena sportiva internazionale.

Le parole di Goldberg Crenier, pubblicate a poche ore dal fischio d'inizio della finale, non riguardano soltanto una presa di posizione estemporanea, ma si inseriscono in un dibattito più ampio sul rapporto tra potere politico e sport, con la FIFA che, secondo il dirigente, avrebbe scelto di chiudere entrambi gli occhi di fronte a determinate dinamiche internazionali per non perdere il favore della Casa Bianca.

Trump, il presidente sportivo che non manca mai un evento

La presenza di Trump agli eventi sportivi, del resto, è ormai una costante che ha pochi eguali nella storia recente: dal Super Bowl ai combattimenti di arti marziali miste a Miami e in New Jersey, passando per la Daytona 500 e la finale dei Mondiali per Club, fino alla finale degli US Open dello scorso anno, iniziata con mezz'ora di ritardo a causa delle stringenti misure di sicurezza imposte dalla sua presenza.

L'elenco, che comprende anche un match dei Knicks alle finali Nba, si allunga costantemente e stasera, con ogni probabilità, si arricchirà della finale della coppa del mondo di calcio, dove il magnate potrebbe giocarsi una parte da protagonista anche al di là del semplice ruolo di spettatore d'eccezione.

Una finale con il sapore del verdetto geopolitico

A New York, quindi, non si giocherà soltanto per decidere chi alzerà al cielo il trofeo più ambito del calcio mondiale. Come ha osservato Alex Lasry, uno dei colonnelli del boss della FIFA Gianni Infantino, definendo l'evento come "qualcosa a metà strada tra le Nazioni Unite e la Notte degli Oscar", la posta in palio è anche geopolitica.

Le parole di Goldberg Crenier, in quest'ottica, suonano come una critica alla deriva dell'istituzione calcistica internazionale, rea di essersi fatta affascinare dall'oro di un Paese, gli Stati Uniti, che sotto la guida di Trump sembra voler imporre la propria impronta anche sul calcio che conta, oscurando talvolta i principi che dovrebbero restare al centro del gioco più bello del mondo.

Il peso delle parole del vicepresidente Us Soccer

L'editoriale del Guardian, affidato a una delle figure di vertice del calcio statunitense, non è un semplice sfogo ma un atto politico che rischia di pesare come un macigno sugli equilibri interni alla federazione americana. Sebbene il ruolo di vicepresidente non sia esecutivo, la scelta di Goldberg Crenier di esprimersi in un momento così delicato per l'immagine del calcio mondiale, e a poche ore dalla finale, indica una frattura interna che va oltre la semplice polemica.

Il dirigente americano, infatti, sembra voler marcare una netta distanza dalle logiche di potere che hanno trasformato la finale di New York in un palcoscenico dove lo sport, inevitabilmente, finisce per fare i conti con la politica internazionale e le scelte controverse di chi siede nei palazzi che contano.

I retroscena di una scelta di campo

La posizione di Goldberg Crenier, per quanto isolata, rappresenta un campanello d'allarme per la Fifa, già oggetto di critiche per la scelta dei Paesi ospitanti e per la gestione dei diritti umani in alcune edizioni passate dei Mondiali. L'accusa di aver "benedetto le guerre di Trump" in cambio di visibilità e risorse economiche, seppur formulata in termini critici, riecheggia un sentimento diffuso tra chi teme che il calcio stia perdendo la sua vocazione universale per diventare uno strumento nelle mani dei potenti.

La risposta di Infantino, per ora, non è arrivata, ma è probabile che le parole del vicepresidente americano influenzeranno il clima che circonderà la finale, trasformando una serata di sport in un crocevia di tensioni e ambizioni.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.