Carceri Emilia-Romagna, un tentato suicidio ogni 33 ore

Carceri Emilia-Romagna, un tentato suicidio ogni 33 ore
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Nelle carceri dell'Emilia-Romagna un detenuto tenta di togliersi la vita ogni 33 ore. È il dato denunciato dal garante regionale dei detenuti Roberto Cavalieri, che fotografa un'emergenza aggravata dal sovraffollamento degli istituti penitenziari. Negli undici penitenziari regionali sono rinchiuse oltre 4mila persone, a fronte di una capienza che non dovrebbe superare le 3mila unità. A richiamare l'attenzione sulle condizioni di detenzione sono stati anche due recenti episodi avvenuti a Modena e Reggio Emilia, entrambi riguardanti persone arrestate dopo violente aggressioni.

Il caso El Koudri e i farmaci ingeriti nel carcere di Modena

Salim El Koudri, 31 anni, detenuto nel carcere Sant'Anna di Modena, è stato trasportato d'urgenza al pronto soccorso di Baggiovara dopo aver ingerito medicinali che non gli erano stati prescritti. L'uomo è accusato di avere investito volontariamente un gruppo di persone nel centro cittadino il 16 maggio scorso, provocando la morte di Monica Esposito, 55 anni, e il ferimento di diverse altre persone. Dopo le cure ospedaliere è stato ricondotto nella sezione Icare, destinata ai detenuti considerati particolarmente fragili e sottoposti a osservazione. Le prime notizie avevano descritto l'episodio come un tentativo di suicidio, ma una successiva ricostruzione ha indicato anche spiegazioni differenti.

Secondo gli accertamenti riportati sulla vicenda, le pastiglie sarebbero appartenute a un compagno di cella affetto da problemi cardiaci. Tra le ipotesi considerate figurano l'assunzione per errore e un comportamento volontario non necessariamente finalizzato a togliersi la vita. Il difensore Fausto Gianelli ha richiamato l'attenzione sulla fragilità psichica del proprio assistito, sottolineando di non avere ricevuto inizialmente spiegazioni precise sulla natura e sulla quantità dei medicinali ingeriti. L'avvocato ha anche ricordato che le terapie prescritte al detenuto vengono normalmente somministrate sotto controllo sanitario. Una perizia psichiatrica depositata nell'ambito del procedimento penale ha riconosciuto la sua capacità di intendere e di volere al momento dell'investimento. Sono state avviate verifiche per ricostruire l'accesso ai farmaci e le circostanze del malore.

La morte di Istafanous e le indagini nel penitenziario reggiano

Ben diverso l'esito della vicenda di Mena Istafanous, il giovane di 26 anni trovato impiccato nella propria cella del carcere di Reggio Emilia il 2 ottobre. Era stato arrestato dopo avere aggredito con un cacciavite una donna di 66 anni in un distributore di carburanti e avere successivamente investito con l'automobile due persone intervenute per soccorrerla. Il ragazzo risultava seguito dal Centro di salute mentale e aveva manifestato disturbi psichici. Dopo la convalida dell'arresto, il giudice aveva disposto la custodia cautelare con l'accusa di tentato omicidio aggravato. Il giovane si era avvalso della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio.

La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti con l'ipotesi di istigazione al suicidio e disposto l'autopsia presso l'Istituto di Medicina Legale di Modena. Il garante regionale ha ricordato che dall'inizio del 2026 si erano già verificati altri quattro suicidi negli istituti penitenziari emiliano-romagnoli, oltre ad altrettanti decessi le cui cause erano ancora da accertare. Lo stesso garante aveva denunciato, già in aprile, la carenza di personale, la mancanza di prospettive per i detenuti e il peggioramento delle condizioni di sicurezza. In quell'occasione aveva richiamato il caso di un detenuto georgiano di 35 anni morto nel penitenziario reggiano mentre attendeva il trasferimento in una struttura sanitaria specializzata.

La famiglia del giovane morto a ottobre è assistita dall'avvocato Franco Beretti, che ha riferito di un contatto con il professor Galeazzi, direttore del Centro di salute mentale dell'Ausl. Il responsabile sanitario ha manifestato la disponibilità a incontrare i familiari dopo il periodo di lutto, insieme alla propria équipe. Ai congiunti è stata inoltre comunicata la possibilità di usufruire gratuitamente del servizio di sostegno psicologico destinato alle persone colpite da eventi traumatici. Il funerale è stato organizzato in forma privata.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.