La Uefa frena sulla partita in Australia, ma il rinvio è una vittoria per i club
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Redazione Sport
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La posizione assunta dalla Uefa in merito alla richiesta di disputare Milan-Como a Perth, la cui decisione è stata rimandata nel corso dell’ultimo Comitato Esecutivo a Tirana, rappresenta un esito che, sebbene formalmente dilatorio, di fatto avvantaggia le società propense all’esportazione dei match ufficiali. L’istanza presentata dalla Lega Serie A, analoga a quella avanzata dalla Liga spagnola per trasferire un incontro a Miami, non ha infatti incontrato un netto rifiuto, bensì l’avvio di un negoziato più articolato con tutti i soggetti coinvolti, un processo che lascia intatta la possibilità di un assenso finale.
Le proteste dei tifosi, che vedono in questa operazione una snaturalizzazione del campionato e un ostacolo alla possibilità di seguire la propria squadra, costituiscono soltanto uno degli elementi di un dibattito complesso, il quale coinvolge anche diritti televisivi e logistiche. Il rinvio imposto dalla Uefa, pertanto, non fa che allungare i tempi di una trattativa il cui esito è tutto fuorché scontato, dimostrando come l’organismo continentale preferisca una mediazione alla contrapposizione frontale con le leghe.
La necessità di trovare una sede alternativa per Milan-Como nasce da un impedimento oggettivo: lo stadio Giuseppe Meazza, in quella data dell’8 febbraio 2026, sarà infatti impegnato per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina. La scelta di Perth non è però percepita come una semplice soluzione contingente, bensì come il primo passo di una strategia commerciale più ampia, tesa a globalizzare il prodotto Serie A in mercati considerati di grande potenziale, come quello australiano.




