Sarri: "Quello che ho fatto per la Lazio non lo avrei fatto per nessun'altra squadra"
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Redazione Sport
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Mentre la Lazio si appresta ad affrontare una delle prove più complesse della stagione contro l'Atalanta, l'umore di Maurizio Sarri, sebbene messo a dura prova dalle circostanze, non è quello di un uomo rassegnato. “Ma non sono triste - puntualizza il Comandante - anzi sono contento per come la squadra sta lavorando da un mese a questa parte e ancor di più per come ha giocato e per i risultati che ha ottenuto nelle ultime partite nonostante le grandi difficoltà”. Una dichiarazione che, se da un lato riconosce i meriti di un gruppo in affanno, dall'altro non nasconde lo stato di emergenza in cui versa la rosa, ancora segnata da diversi infortunati nonostante qualche ritorno in extremis.
Un impegno che va oltre il mercato
Il cuore della questione, tuttavia, rimane legato alla travagliata finestra di calciomercato, definita senza giri di parole “bloccata”, un evento che ha spinto Sarri a rivelazioni di notevole impatto. “Quello che ho fatto per la Lazio non lo avrei fatto per nessun'altra squadra”, ha affermato con una franchezza che non ammette ambiguità, lasciando intendere come, in qualsiasi altro club, la scelta sarebbe stata radicalmente diversa. “Con qualsiasi altra squadra me ne sarei andato”, ha aggiunto, sottolineando la natura eccezionale del suo legame con la società romana, un legame che gli ha imposto di compiere, usando le sue stesse crude parole, una sorta di “violenza” su se stesso pur di rimanere al timone.
La sofferenza e la forza di andare avanti
Quella che si prospetta, dunque, è un'annata di sofferenza, come ha lui stesso preannunciato, durante la quale sarà fondamentale la capacità di adattarsi e di “allenare quelli che ho”. Una forza interiore, questa, che il tecnico toscano ha definito come un motore che non lo sta abbandonando, neppure di fronte a quelle che ha coloritamente descritto come “bestemmie”, ovvero le frustrazioni e gli intoppi di un percorso irto di ostacoli. La decisione di restare, quindi, non nasce da una convinzione cieca nel progetto societario – su cui, ha precisato, si esprimerà solo a gennaio e a giugno – ma da un attaccamento viscerale alla squadra e ai suoi colori, un sentimento che ha superato le “forti remore” iniziali.
La sfida sul campo contro l'Atalanta
In questo contesto, la partita contro l'Atalanta assume i contorni di un banco di prova ancor più significativo. Contro una formazione che Sarri non ha esitato a definire “magnifica”, ancora plasmata dall'impronta di Gasperini, i biancocelesti dovranno fare leva sulle loro caratteristiche migliori: transizioni rapide, ripartenze fulminee e un attacco sistematico agli spazi. Si tratterà di una battaglia per agganciare la Dea in classifica e, forse, di un'occasione per dimostrare che, nonostante tutto, il gruppo sa reagire e che la scelta di Sarri di “violentarsi” per restare non è stata dettata dal puro sentimentalismo.




