L’handbike di Zanardi, l’umiltà di un campione e il lutto cittadino a Bologna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La handbike non era per Alex Zanardi un semplice attrezzo, una protesi tecnologica finalizzata a ricucire il rapporto con la velocità dopo l’amputazione delle gambe; quella macina-asfalto a trazione manuale rappresentava piuttosto una filosofia applicata al movimento, una concezione radicalmente nuova del rapporto con la fatica e con l’aderenza al suolo. Il modello su cui l’ex pilota di Formula 1 – e poi pluricampione paralimpico – aveva concentrato le sue ossessioni tecniche si chiama Zeta Bike, frutto della collaborazione con Dallara, azienda parmense di eccellenza nel motorsport, abituata a modellare telai, aerodinamica e materiali compositi per monoposto che solcano curve a velocità imbarazzanti. In una versione presentata nel 2020, il peso si attestava intorno agli 8 chilogrammi, il telaio lambiva l’asfalto con un’altezza da terra di soli 45 centimetri, e il costo – per chi volesse addentrarsi in quella vertigine su ruote – sfiorava i diecimila euro.

Cerqui: «Alex era talmente umile che mi chiedeva consigli»

La notizia della morte di Zanardi, come un’onda lunga che non accenna a frangersi, ha investito anche Brescia e il suo ambiente automobilistico. Tra i primi a spezzare il silenzio c’è Alberto Cerqui, pilota bresciano attualmente impegnato nella Porsche Carrera Cup Italia: nel 2016 lui e Zanardi dividevano il box e la tuta, correndo insieme per Bmw Italia nel campionato Gran Turismo. Il ricordo, che Cerqui consegna con voce ancora vibrante, non si trattiene soltanto sulla carriera o sui trofei: «Al di là del pilota – racconta – che comunque i suoi successi li ha ottenuti in carriera, lui come uomo squadra, come uomo team, è stato una grandissima persona». Una frase, quest’ultima, che pesa più di una cronaca di gara perché svela il rovescio della medaglia del campione: un uomo capace di abbassare la guardia e chiedere un parere al compagno, scambiando il ruolo di leggenda con quello di gregario.

Morbidelli: "Alex è stato un guerriero, un prim’attore in pista come nella vita”

Gianni Morbidelli, 58 anni, ex pilota tra le grandi promesse degli Anni Novanta, sei stagioni in Formula 1 e una di queste – il 1992 – spesa al fianco di Zanardi nella Minardi, non ha dubbi nel definire l’amico e rivalo. «Un guerriero», dice, «un prim’attore in pista come nella vita». Due esistenze parallele quelle di Morbidelli e Zanardi, annusatesi per la prima volta sui kart da adolescenti per poi ritrovarsi nel vortice della massima categoria. La fine della corsa, per Morbidelli, si porta via molto più di un avversario: si porta via un modo di intendere il sorpasso, la traiettoria sporca, la rimonta impossibile. Ma il racconto non si perde in elegie: resta ancorato ai fatti, ai cordoli, alle soste ai box condivise.

Bologna proclama lutto cittadino per il giorno del funerale

Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha scelto la via del gesto istituzionale per tradurre in atto concreto il cordoglio della città che aveva adottato Zanardi come figlio d’elezione. Martedì 5 maggio è stata proclamata giornata di lutto cittadino in occasione dei funerali del campione bolognese; per l’intera durata di quelle ore, le bandiere sugli edifici pubblici rimarranno a mezz’asta. Una decisione, questa, che non ha bisogno di parole aggiuntive: ogni insegna abbassata diventa la biografia sintetica di un uomo che ha saputo trasformare la disgrazia in volano, l’incidente in ripartenza, la solitudine del pilota in abbraccio collettivo.

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