Andrea Bocelli, i 66 anni di un tenore che ha sfidato il destino
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Compie 66 anni Andrea Bocelli, il tenore di Lajatico la cui voce, un mirabile connubio tra potenza lirica e melodia popolare, ha valicato ogni confine. Nato il 22 settembre del 1958, l’artista toscano incarna una parabola straordinaria, segnata da una determinazione che ha saputo trasformare le avversità in un’inarrestabile ascesa. La sua cecità progressiva, causata da un glaucoma congenito e aggravata da un incidente con un pallone da calcio all’età di soli dodici anni, non ha infatti mai offuscato la sua visione artistica, portandolo a diventare un simbolo riconosciuto in tutto il globo. Un destino, il suo, che sembrava scritto sin dall’inizio, nonostante i pronostici non proprio favorevoli che avevano accompagnato i suoi esordi.
Proprio in questi giorni, del resto, la sua figura è al centro dell’attenzione per il recente successo del “World Meeting on Human Fraternity 2025”, evento di portata mondiale tenutosi a Roma e in Vaticano che lo ha visto condividere il palco con artisti del calibro di Pharrell Williams, John Legend e Jennifer Hudson. A questo si affianca l’uscita nelle sale cinematografiche, fino al 24 settembre, del film “Andrea Bocelli: Because I Believe”, pellicola dedicata alla sua vita che si propone di svelare al pubblico l’uomo dietro al mito. Una produzione che arriva in un cartellone particolarmente affollato, che spazia da “Toy Story” a “Demon Slayer”, ma che punta a raccontare una storia unica nel suo genere.
In un’approfondita intervista rilasciata a “Verissimo”, il programma condotto da Silvia Toffanin, Bocelli ha rievocato con toni pacati ma vividi gli anni della gavetta, quelli in cui l’orizzonte delle ambizioni sembrava limitato alla platea di un pianobar. «Quando ero ragazzo il massimo dell’aspirazione era di entrare in qualche luogo con un pubblico che superasse le decine di spettatori del posto in cui suonavo», ha raccontato il tenore, ricordando con affetto l’instancabile impegno della madre, la quale portava personalmente le cassette delle sue prime registrazioni presso le case discografiche, nonostante le risposte non sempre incoraggianti. A qualcuno di quei producer, infatti, il giovane Andrea sembrava destinato a eseguire poco più di “Ave Maria” in occasione di matrimoni.




