La strada e quel guardrail al centro dell'inchiesta per la morte dei fidanzati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si ferma, dinanzi alla procura di Vallo della Lucania, il lavoro di accertamento tecnico e giudiziario volto a fare piena luce su ogni singolo aspetto della dinamica che, nella serata di venerdì tredici marzo, ha spezzato le esistenze di Michele Pirozzi, ventinovenne di Capaccio Paestum, e della sua fidanzata Maria Magliocco, ventiquattrenne originaria di Pisciotta. Alla ricostruzione affidata ai carabinieri della compagnia di Agropoli e coordinata dai magistrati, si aggiunge ora un tassello che sposta il focus dell’indagine anche sulla manutenzione e sulla sicurezza del tratto stradale in località Ripe Rosse, a Montecorice, dove la Volkswagen Polo condotta dal giovane, dopo un violento impatto con un furgone Citroën Jumper, ha sfondato le barriere di protezione precipitando per circa duecento metri in un dirupo a picco sul mare. La famiglia di Michele, tramite il fratello, ha depositato una denuncia-querela che punta a verificare, nello specifico, l’eventuale sussistenza di responsabilità connesse allo stato dei luoghi e all’efficienza dei dispositivi di contenimento, la cui tenuta, secondo una prima e angosciante impressione condivisa da più parti, potrebbe non aver retto all’urto come invece avrebbe dovuto.

Un guardrail come una ringhiera, la denuncia della famiglia e le condizioni del manto

L’atto presentato, che si inserisce nel fascicolo già aperto dalla procura, chiede alla magistratura di appurare se l’esito fatale dello schianto sia stato aggravato o determinato anche da carenze strutturali della provinciale, un tracciato, quello delle Ripe Rosse, che non sarebbe nuovo a sinistri di analoga gravità. Il legale della famiglia di Maria, nel corso di alcune dichiarazioni pubbliche, ha descritto il manufatto divelto come una struttura paragonabile, per fragilità, a una ringhiera da balcone, certamente non idonea a contenere la fuoriuscita di un veicolo lanciato a velocità sostenuta; una testimonianza, questa, che acquista un peso specifico notevole alla luce dell’esposto presentato dai parenti del ragazzo, i quali chiedono che si faccia piena chiarezza sull’adeguatezza di quei sistemi di protezione passiva. Nel frattempo, sul punto esatto dove è avvenuto lo sfondamento, sono state collocate delle barriere in cemento in attesa che l’ufficio provinciale competente effettui un sopralluogo e decida quali interventi di messa in sicurezza adottare.

La posizione dell'autista del furgone e l'ipotesi di reato

Parallelamente all’accertamento sulla sicurezza del manto stradale e dei guardrail, l’indagine prosegue senza sosta per definire le responsabilità del quarantaduenne conducente del furgone, un pasticciere che stava facendo ritorno a casa e che, dopo l’impatto, è stato medicato sul posto per le lievi ferite riportate. L’uomo, che dai primi accertamenti è risultato negativo all’alcoltest ma positivo all’assunzione di sostanze stupefacenti, è stato formalmente iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio stradale plurimo. Alla base del provvedimento, che è un atto dovuto per consentire alla difesa di partecipare agli accertamenti tecnici non ripetibili, vi è il quadro emerso dai primi rilievi: la sua versione, secondo cui avrebbe compiuto una brusca manovra per evitare un frontale con l’auto dei due giovani che procedeva a velocità elevata, dovrà confrontarsi con l’assenza di segni di frenata rilevati sull’asfalto, un elemento che gli investigatori stanno valutando con estrema attenzione.

Le ore precedenti lo schianto e gli accertamenti autoptici

Un altro nodo che gli inquirenti stanno cercando di sciogliere riguarda le concitate fasi immediatamente antecedenti al sinistro. Secondo quanto ricostruito, la coppia si era recata presso la guardia medica di Montecorice perché la ragazza non si sentiva bene. Lì, per cause in corso di verifica, sarebbe sorto un acceso diverbio con il medico di turno, un litigio tanto aspro da richiedere l’intervento dei carabinieri; i due giovani, però, si erano già allontanati a bordo della loro auto prima dell’arrivo della pattuglia, dirigendosi probabilmente verso Agnone Cilento per poi invertire la rotta, forse per recuperare un oggetto dimenticato. Nel pomeriggio, presso l’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, si è svolto l’esame autoptico sui corpi di Michele e Maria, un atto disposto dalla procura che include anche test tossicologici, i cui esiti, attesi nelle prossime settimane, potrebbero fornire ulteriori elementi utili alla ricostruzione delle loro condizioni psicofisiche al momento del tragico volo nel vuoto.

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