Il caso Dimarco e la prima sfida per Baccin: rinnovo rinviato, l'Inter non ha fretta
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Redazione Sport
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Neanche il tempo di accomodarsi sulla poltrona che era stata di Piero Ausilio, che Dario Baccin si è già ritrovato tra le mani la prima, vera grana da gestire. La cornice, per certi versi, non poteva essere più solenne: il Teatro alla Scala, trasformato per una sera nel salotto buono del calcio italiano, ha fatto da sfondo a un'affermazione che, per quanto velata da un sorriso, suona come un promemoria piuttosto netto per il nuovo responsabile dell'area tecnica nerazzurra.
È stato Federico Dimarco, MVP della scorsa Serie A e uomo copertina del ventunesimo scudetto interista, a lanciare il segnale, quasi un assist dei suoi, preciso e tagliente, sul tema del rinnovo contrattuale. Le sue parole, raccolte durante il Gran Galà di mercoledì, non lasciano spazio a interpretazioni ambigue: "Al momento purtroppo non ne abbiamo parlato, speravo succedesse visto come è finita la scorsa stagione, però ci sarà modo di farlo prossimamente".
Un messaggio che arriva dritto al nuovo corso dirigenziale, guidato appunto da Baccin, il quale ha ereditato una situazione contrattuale che, sebbene non sia urgente, richiede comunque una gestione attenta e diplomatica.
Il contratto fino al 2028 e la clausola già attivata
Per comprendere appieno le dinamiche di questa vicenda, occorre fare un passo indietro e guardare i numeri che, come spesso accade nel calcio moderno, dettano i tempi e le priorità. Federico Dimarco, in realtà, non è tecnicamente in scadenza a breve. Il suo legame con l'Inter è saldo fino al 2028, un arco temporale che, sulla carta, offre ampio respiro alla società.
Questo prolungamento non è frutto di una trattativa estemporanea, bensì dell'attivazione di una clausola unilaterale che i nerazzurri avevano inserito nel contratto e che hanno esercitato per estendere di un'ulteriore annata il vincolo, che altrimenti sarebbe scaduto nel 2027. Una mossa che, da un punto di vista formale, mette al riparo il club da pressioni immediate e garantisce la permanenza del giocatore per le prossime due stagioni. Eppure, come spesso accade in questi casi, il dato squisitamente burocratico non sempre coincide con le aspettative e i desideri del calciatore.
Dimarco, che ha costruito la sua storia recente proprio all'Inter dopo un percorso di crescita e maturazione, avrebbe gradito un segnale più tempestivo, magari a ridosso del trionfo scudettato, come riconoscimento per le prestazioni offerte e per il ruolo centrale che ha saputo ritagliarsi nella squadra.
L'urlo di Dimarco: un assist o un monito?
L'intervento di Dimarco, se letto con attenzione, non assume i toni di un ultimatum o di una rottura. Piuttosto, sembra configurarsi come una di quelle giocate che gli riescono meglio: un assist teso, calibrato, che lascia ai compagni di squadra – o in questo caso ai dirigenti – l'onere e l'onore di finalizzare. L'esterno, premiato come miglior giocatore del campionato, ha voluto sottolineare un aspetto che per lui è fondamentale, ovvero il legame emotivo e professionale con il club.
"Sapete la mia storia, cosa è l'Inter per me", ha aggiunto, richiamando idealmente il percorso che lo ha portato a diventare un punto di riferimento indiscusso della formazione di Simone Inzaghi. La sua speranza, come ha lasciato intendere, era che il rinnovo potesse essere celebrato già al termine della stagione trionfale, quasi come naturale coronamento di un'annata perfetta.
Invece, l'estate e il lungo mercato sono trascorsi, e la dirigenza, ancora in fase di assestamento con il passaggio di consegne tra Ausilio e Baccin, non ha ancora trovato lo spazio per affrontare la questione in modo organico. Da qui la "rasoiata" verbale, che più che un rimprovero è un sollecito a non dimenticare chi sono i pilastri su cui costruire il futuro.
I piani dell'Inter e la calma del nuovo ds
La risposta, per ora, arriva dai fatti più che dalle dichiarazioni ufficiali. L'Inter, forte della clausola già attivata, non ha alcuna intenzione di affrettare i tempi o di lasciarsi condizionare da pressioni esterne, per quanto legittime possano essere. La sessione di calciomercato estiva si è chiusa da appena martedì, e per il nuovo ds Dario Baccin la priorità è stata quella di completare l'organico e gestire le operazioni in uscita e in entrata, un lavoro complesso che ha assorbito gran parte delle energie dirigenziali.
Ora che la fase più convulsa è passata, si aprirà verosimilmente un periodo di riflessione e pianificazione in cui verranno affrontati i rinnovi dei contratti più strategici. La posizione di Dimarco, per valore tecnico e identitario, è certamente in cima alla lista, ma i nerazzurri vogliono gestire la trattativa con la consueta oculatezza, senza farsi prendere dalla frenesia.
D'altronde, il messaggio del giocatore è chiaro e il desiderio reciproco di continuare insieme appare scontato, ma come sempre in questi casi, la sostanza economica e le tempistiche giuste dovranno trovare un punto d'incontro. Baccin, da abile uomo di mercato, è chiamato a gestire questa prima, importante partita di fine estate, trasformando un possibile attrito in un'opportunità per consolidare il rapporto con uno dei suoi gioielli più preziosi.
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