Chris Hohn, il miliardario inglese che scommette sugli hotel di lusso in Italia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si chiama Christopher Hohn, noto anche come Sir Christopher Hohn, ed è uno degli investitori britannici più influenti e ricchi del panorama finanziario globale. Con un patrimonio stimato in circa 11,8 miliardi di dollari secondo Forbes, Hohn ha costruito la sua fortuna grazie al celebre hedge fund The Children’s Investment Fund (TCI), un fondo che negli anni si è distinto per le sue scommesse azzardate ma vincenti su colossi come Alphabet, GE Aerospace e Microsoft.

Ora, come riportato in un'analisi del Financial Times, una parte del suo vasto impero guarda con sempre maggiore interesse all'Italia, e più precisamente al mercato dell’hospitality di lusso, dove ha recentemente investito centinaia di milioni di dollari attraverso l’acquisizione di quote di prestiti su alcuni degli hotel più iconici del nostro paese.

L’operazione da 636 milioni: il piano di Tci per il lusso italiano

L’operazione che vede protagonista il miliardario inglese non è un investimento diretto, ma un’intelligente mossa di debito immobiliare. Attraverso una lettera inviata agli investitori, a cui il Financial Times ha avuto accesso, è emerso che il fondo TCI ha assunto posizioni per un totale di circa 636 milioni di dollari in finanziamenti legati a quattro strutture di altissima gamma. Questi prestiti non sono stati erogati direttamente da Tci, che detiene una partecipazione in una società di private credit, la quale ha originato le operazioni.

L’investimento è stato invece strutturato attraverso l’acquisto di quote di questi finanziamenti, una strategia che permette al fondo di esporsi al settore alberghiero senza dover gestire direttamente gli immobili. Il comune denominatore di tutti questi alberghi è la proprietà, che fa capo in tutti i casi al Gruppo Statuto, un importante operatore immobiliare italiano.

Il cuore dell’investimento: il Danieli di Venezia e le altre strutture

La quota più cospicua dell’operazione, pari a 392 milioni di dollari (circa 338,53 milioni di euro), è stata destinata allo storico Hotel Danieli di Venezia, un’icona gotica che si affaccia sulla laguna e che sorge a pochi passi da Piazza San Marco. La struttura, attualmente al centro di un’importante ristrutturazione dopo il passaggio di gestione da Marriott a Four Seasons nel 2022, dovrebbe concludere i lavori entro il prossimo anno, puntando a consolidare la sua posizione tra gli hotel più esclusivi della città.

Le altre tre posizioni, che completano un puzzle finanziario di tutto rispetto, riguardano: un impegno di 132 milioni di dollari (114 milioni di euro) per l’Hotel Caesar Augustus sull’isola di Capri, un’antica dimora che domina il mare da una delle sue posizioni più suggestive; un prestito da 74 milioni di dollari (63,91 milioni di euro) destinato al Six Senses che sorgerà sul Lago di Como; e infine un finanziamento di 38 milioni di dollari (32,82 milioni di euro) per il Mandarin Oriental di Milano, una struttura simbolo dell’eleganza nel capoluogo lombardo.

Al di fuori dei confini italiani, il fondo ha un’esposizione aggiuntiva di 62 milioni di dollari per il Six Senses di Ibiza.

La scommessa del miliardario: la crescita delle tariffe e la scarsità di beni di lusso

La strategia di Hohn, noto per essere un investitore estremamente focalizzato sul "pricing power" e sul possesso di aziende in regime di monopolio o duopolio, si applica perfettamente anche a questa nuova avventura immobiliare.

La scommessa del miliardario britannico, come spiegato dallo stesso Financial Times, è che le tariffe degli hotel di lusso in Italia continueranno a salire, spinte da una domanda inarrestabile di turisti facoltosi e dalla crescente difficoltà di trovare immobili di pregio in località uniche come Venezia, Capri e la riviera comasca.

Per sostenere questa tesi, viene citato un dato eloquente: secondo le rilevazioni della società di consulenza Cushman & Wakefield, il ricavo per camera disponibile in Italia è salito del 53 per cento tra il 2019 e la fine del 2025, un incremento che supera quello di qualsiasi altra nazione europea.

Questa crescita, trainata in particolare dal segmento a cinque stelle, continua ad attrarre investitori globali in competizione per aggiudicarsi gli asset più ambiti, in un contesto in cui le rigide normative urbanistiche limitano ulteriormente la possibilità di creare nuova offerta.

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