Kharkiv, il boato delle bombe e il silenzio nei rifugi
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Redazione Esteri
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L’ultimo attacco aereo russo su Kharkiv, che sabato mattina ha lasciato dietro di sé ventidue feriti – tra cui una bambina di dodici anni – ha riportato l’attenzione sulla brutalità di una guerra che non concede tregua. Le immagini diffuse dai soccorsi ucraini mostrano uomini, donne e bambini riversarsi nei sotterranei al suono dei droni, mentre le esplosioni scuotono la città. Quello che emerge non è solo il racconto di un raid, ma la fotografia di un assedio che ormai definisce la vita quotidiana.
A Dnipro, intanto, un altro bombardamento ha ucciso una persona, mentre a Kharkiv i feriti sono saliti a tre dopo che nuove esplosioni hanno colpito la zona durante gli interventi dei soccorritori. Tra questi, tre erano membri delle squadre d’emergenza, rimasti coinvolti mentre cercavano di spegnere gli incendi divampati in un’azienda locale. L’onda d’urto, oltre a distruggere infrastrutture, ha lesionato diversi edifici residenziali, aggiungendo danni materiali a un bilancio già carico di sofferenza.
Zaporizhzhia, nel sudest del paese, non è stata risparmiata: anche qui i raid hanno innescato roghi, in una spirale di violenza che sembra non conoscere limiti. Quello che colpisce, osservando i video dei rifugi, è il contrasto tra il fragore delle armi e il silenzio che segue, quando i civili, stretti negli spazi angusti dei bunker, attendono che passi l’incubo. Senza sapere se, uscendo, troveranno ancora in piedi le loro case.




