Btp a ruba, domanda da 195 miliardi per i nuovi titoli a 10 e 20 anni
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Redazione Economia
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Il ministero dell’Economia e delle Finanze, muovendosi con la consueta prudenza che caratterizza le operazioni di medio-lungo termine, ha fatto ritorno ieri sul mercato attraverso lo strumento del collocamento sindacato, una procedura che affida a un pool selezionato di primarie banche internazionali il compito di tastare il polso della domanda istituzionale prima ancora di aprire ufficialmente i rubinetti del debito. E i risultati, come spesso accade quando il Tesoro sceglie questa strada, hanno superato ogni piú rosea aspettativa: le richieste complessive per i due nuovi strumenti finanziari – un BTP decennale e un BTP€i ventennale, quest’ultimo indicizzato all’inflazione dell’area euro depurata però dalla componente dei prodotti a base di tabacco – hanno infatti raggiunto la cifra ragguardevole di 195 miliardi di euro, un dato che equivale a circa undici volte l’ammontare effettivamente messo in vendita.
Il decennale fa il pieno, il ventennale segue a ruota
Analizzando i flussi separatamente, si osserva come il nuovo BTP con scadenza fissata al 1° luglio 2036 abbia catalizzato la parte preponderante dell’interesse: la domanda, per questo specifico titolo, si è attestata sopra i 157 miliardi di euro. L’altro strumento, il BTP€i che andrà a scadenza il 15 febbraio 2046, ha invece raccolto ordini per oltre 36 miliardi, una cifra comunque ragguardevole se si considera la maggiore complessità legata al meccanismo di rivalutazione monetaria e l’orizzonte temporale piú esteso. Il Tesoro, dal canto suo, ha effettivamente collocato titoli per un valore complessivo di 17,5 miliardi, confermando la strategia di non eccedere nell’offerta nonostante l’evidente fame di carta italiana dimostrata dai grandi investitori globali.
Investitori stranieri protagonisti dell’operazione dual tranche
L’operazione, che per la sua struttura a due tranche viene definita dagli addetti ai lavori “dual tranche”, ha visto una partecipazione schiacciante di fondi e istituzioni finanziarie con sede fuori dai confini nazionali: si stima che oltre l’80% degli ordini sia arrivato dall’estero, un segnale che conferma i dati diffusi proprio dalla Banca d’Italia a gennaio 2026, quando il controvalore dei titoli di Stato italiani in mano agli stranieri era salito a 891,632 miliardi di euro, stabilendo un nuovo primato storico. Non è un caso, viene da pensare, che il collocamento sia riuscito a spuntare una domanda cosí elevata nonostante il contesto geopolitico ed economico tutt’altro che sereno: il decennale, in particolare, si è rivelato il vero protagonista della giornata, assorbendo da solo la quota piú sostanziosa delle preferenze.
La gestione del debito torna al centro dell’agenda finanziaria
La scelta del sindacato – che prevede l’affidamento a banche come BNP Paribas, Deutsche Bank, JP Morgan e Unicredit, per citare alcuni nomi del pool – non è mai neutrale: il Tesoro, attraverso questo canale, cerca di garantire un’allocazione ordinata e trasparente, misurando al contempo la profondità della liquidità disponibile per l’Italia. Il risultato di ieri, con una domanda che ha sfiorato i duecento miliardi a fronte di un’offerta contenuta in 17,5 miliardi, parla da sé. La gestione del debito pubblico, che resta uno dei dossier piú delicati per i conti dello Stato, esce dunque rafforzata da questa tornata, anche se nessuna operazione di mercato – e chi scrive lo sa bene – può essere letta come un giudizio definitivo sulla sostenibilità di lungo periodo. Per ora, i numeri dicono solo che la carta italiana, specie se proposta con scadenze chiare e meccanismi trasparenti, continua a far gola.




