L'Atalanta beffa il Genoa al Ferraris, gol di Hien all'ultimo respiro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sarebbe bastato davvero poco, quel che mancava alla conclusione dei minuti di recupero, perché il Genoa potesse celebrare un punto di pura dignità, frutto di una resistenza condotta in inferiorità numerica per quasi tutta la partita. Invece, alla quarta e probabilmente ultima azione disperata dell'Atalanta in quel finale di secondo tempo, un cross dalla destra ha trovato l'improvvisa e precisa torsione di Isak Hien, il cui stacco di testa ha inchiodato il pallone nell'angolo alla destra del portiere, consegnando alla Dea i tre punti più inattesi e, per i rossoblù, i più amari. Uno scatto così netto da parte del difensore svedese, il quale aveva sino a quel momento condotto una partita di ordinaria amministrazione, ha spezzato un equilibrio che sembrava ormai cristallizzato, pur nella evidente disparità di forze in campo.

L'espulsione che ha riscritto il copione

L'episodio che, come un macigno, ha schiacciato l'intera dinamica della sfida si è consumato al terzo minuto, quando Daniel Maldini, lanciato a rete dopo aver rubato palla sulla trequarti, è stato fermato nettamente dal portiere Josep Leali appena fuori dall'area di rigore. L'intervento, giudicato dal direttore di gara come l'ultimo uomo, non ha lasciato alcuna alternativa al fischietto, il quale ha estratto il rosso diretto, costringendo il Grifone a una maratona in dieci che ha immediatamente ribaltato ogni possibile previsione tattica. Una decisione lampante, presa con freddezza dall'arbitro, che ha gettato la squadra di casa in una voragine di difficoltà sin dall'inizio, obbligandola a un sacrificio collettivo che ha assunto i contorni dell'eroico.

La lunga resistenza del Grifone e l'inerzia nerazzurra

Quel che è seguito, dopo il temporaneo sbandamento iniziale, è stato un monologo di carattere e organizzazione da parte del Genoa, il quale, pur senza creare un gran numero di occasioni pericolose, ha saputo compattarsi in maniera esemplare, neutralizzando con intelligente sacrificio le mosse degli ospiti. Paradossalmente, l'Atalanta, pur godendo di un uomo in più per novanta minuti, ha mostrato una sterilità offensiva e una lentezza circolatoria sorprendenti, quasi intimorita dalla responsabilità di dover gestire un vantaggio così precoce. I padroni di casa, dal canto loro, hanno speso le loro energie in corse e chiusure, riuscendo a limitare gli spazi per gli uomini più pericolosi della formazione bergamasca, i quali hanno faticato non poco a trovare vie d'accesso verso la porta difesa da Martinez, subentrato a Leali.

Il prezzo di un equilibrio troppo fragile

La partita è scivolata via tra tentativi nervosi e poche emozioni vere, con la Dea che ha aumentato la propria presenza nella metà campo avversaria solo negli ultimi quarti d'ora, quando la stanchezza fisica dei genovesi ha cominciato a farsi sentire in modo più evidente. Anche allora, però, le conclusioni sono state spesso frettolose o facilmente neutralizzate dalla difesa. Fino a quel momento fatale, quando un cross dalla fascia ha finalmente trovato la giusta traiettoria e la testa di Hien, capace di trasformare in un attimo una prestazione di enorme sacrificio in una sconfitta di una durezza inaudita. Il Genoa esce sconfitto ma non smentito nel proprio coraggio, mentre l'Atalanta agguanta tre punti fondamentali per le sue mire europee in un modo che, forse, nemmeno i suoi tifosi più ottimisti si sarebbero aspettati dopo il primo, folgorante vantaggio numerico.

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