L’hantavirus sulla nave Hondius e il precedente dimenticato in Svizzera: il ceppo Andes cambia le regole del contagio

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SALUTE

Redazione Salute Redazione Salute   -   Nelle acque internazionali che bagnano Capo Verde, la MV Hondius non è solo una nave bloccata, ma un’eccezione epidemiologica che sfida le certezze cliniche consolidate.

Se fino a pochi giorni fa si ripeteva che l’hantavirus non si trasmette tra umani, il focolaio scoppiato a bordo – con tre decessi accertati e otto casi totali – racconta una storia diversa, legata a una specifica variante, il ceppo Andes, che trasforma ogni contatto in un potenziale rischio.

Ed è proprio questa capacità di passare da persona a persona ad aver acceso i riflettori su un evento, il contagio avvenuto in Svizzera, che conferma la natura inedita di questa emergenza: un passeggero, rientrato nella Confederazione elvetica dopo aver frequentato gli ambienti contaminati della crociera, è risultato positivo, costringendo le autorità a estendere la sorveglianza anche a chi non ha mai messo piede nella pampa. rainews +1

L’inchiesta argentina tra birdwatching e discariche

Mentre l’Europa monitora i rientri, a Ushuaia, il porto più a Sud del mondo da cui la Hondius è salpata il primo aprile, i funzionari del ministero della Salute argentino hanno scavato nel passato recente delle vittime per individuare il “paziente zero”.

L’ipotesi più accreditata, emersa dalle verifiche sui luoghi frequentati da una coppia di turisti olandesi – poi deceduti – punta il dito contro un’escursione di birdwatching nei pressi di una discarica locale.

Sarebbe stato proprio in quel contesto, caratterizzato dalla presenza di roditori selvatici serbatoio del virus, che i due coniugi avrebbero inalato le particelle infette, diventando gli untori involontari della spedizione.

Questa ricostruzione, sebbene non ancora ufficializzata, ha spinto i tecnici dell’Istituto Malbrán ad avviare battute di cattura e analisi nelle aree umide della Terra del Fuoco, una regione che – va detto – non aveva mai registrato un caso autoctono di hantavirus da quando la sorveglianza è diventata obbligatoria nel 1996. tvsvizzera +1

Il quadro europeo e lo sbarco alle Canarie

In questo scenario, la risposta delle istituzioni comunitarie si è tradotta in un braccio di ferro politico più che sanitario.

La decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sposata dal governo spagnolo, di far attraccare la nave nel porto di Granadilla, a Tenerife, ha colto di sorpresa la presidenza delle Canarie, preoccupata per un rischio che i portavoce locali definiscono “concreto” per i cittadini dell’arcipelago.

Eppure, gli esperti ripetono che il pericolo per la popolazione generale resta basso altrove, ma non a bordo: il ceppo Andes, quello isolato nei malati, mantiene un tasso di letalità vicino al 40% per i casi conclamati, anche se solo in contesti chiusi come la stiva di una nave o una camera d’albergo si trasmette con quella facilità che ha reso celebre questo focolaio. rainews +1

Sintomi concettuali e silenzi epidemiologici

La difficoltà maggiore, per chi cerca di chiudere il cerchio epidemiologico, resta però l’incubazione.

I sintomi – che vanno dalla febbre emorragica con coinvolgimento renale, tipica delle varianti europee, alla sindrome polmonare acuta che ha ucciso i passeggeri olandesi e la cittadina tedesca – possono manifestarsi anche otto settimane dopo l’esposizione.

Questo significa che i venti passeggeri sbarcati a Sant’Elena e quelli rientrati volontariamente nel Regno Unito rappresentano ancora un serbatoio umano silenzioso, da monitorare con autoisolamenti precauzionali.

Nonostante l’allarme, e a differenza di quanto temuto dal mondo della politica, l’Italia ha comunicato di non avere cittadini a bordo, limitandosi a trasmettere informative alle Regioni e agli uffici di sanità marittima senza dover gestire casi diretti. rainews +1

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