Papa Leone XIV alla Sagrada Familia: «Non si può credere in Gesù e fare la guerra»

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ESTERI

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Barcellona.

Sono bastati pochi minuti di omelia, all'interno di quel capolavoro in pietra che è la Sagrada Familia, per trasformare una celebrazione giubilare in un messaggio politico di portata globale: papa Leone XIV, accolto dai reali di Spagna Felipe VI e dalla sovrana Letizia – la quale, va ricordato, indossava il bianco, godendo di quel raro privilegio riservato ai capi di Stato cattolici – ha benedetto la nuova torre di Gesù Cristo, portando a termine il sogno incompiuto di Antoni Gaudí, di cui ricorre il primo centenario della morte. korazym +1

Ma è stato nel discorso prima dell'inaugurazione che il pontefice, nato negli Stati Uniti ma oggi guida della cristianità, ha scelto di alzare la voce. interris +1

L'omelia del pontefice e il monito contro la guerra

«Non possiamo credere in Gesù e fare la guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l'innocente». La frase, pronunciata nella navata centrale, ha echeggiato sotto i 172,5 metri della nuova guglia – che rende il tempio espiatorio la chiesa più alta del mondo – segnando il momento più alto della visita pastorale. interris +1

Il Papa, proseguendo il suo ragionamento, ha aggiunto un richiamo esplicito all'accoglienza, un tema che gli sta particolarmente a cuore: «Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria», un passaggio che l'agenzia Efe ha descritto come il fulcro di una liturgia che ha unito catalano, spagnolo e latino.

La cerimonia, che arriva in un momento storico segnato da conflitti globali, ha visto la partecipazione delle massime autorità civili, compreso il capo del governo, a testimonianza dell'importanza diplomatica dell'evento. korazym +1

La torre di Gesù e lo spettacolo di droni per Gaudí

Prima di recarsi in sagrestia, per poi presiedere la messa solenne, il pontefice ha voluto visitare la cripta dove riposa Gaudí, quell'architetto «ardente di fede» che definì la sua opera come una «catechesi fatta di pietre».

A suggellare l'evento, una volta concluso il rito, c'è stato il volto del genio catalano disegnato nel cielo notturno di Barcellona: uno spettacolo di droni – tecnologia al servizio della memoria – ha formato i contorni del suo volto, prima che le luci si riordinassero per scrivere in cielo il suo motto, «prima l'amore poi la tecnica». korazym +1

Un messaggio, quest'ultimo, che sembra voler rispondere proprio al «secolarismo in corsa» che erode la società contemporanea, un concetto che il Vaticano aveva accennato nei giorni precedenti la trasferta spagnola. korazym +1

Il faro sul Mediterraneo e il primato architettonico

La nuova torre, che svetta come un faro aperto sul Mediterraneo, non cerca la competizione nei primati mondani secondo quanto dichiarato dal Santo Padre. Piuttosto, con i suoi 172,5 metri, rappresenta un riferimento spirituale incisivo, un «inno alla vita» che si contrappone a quelle derive belliche che Leone XIV ha condannato senza mezzi termini.

L'intera struttura, ancora in costruzione dopo 144 anni, simboleggia per il pontefice la natura imperfetta ma in cammino della Chiesa stessa, un'istituzione che deve «cooperare al progetto di Dio» senza lasciare indietro nessuno. interris +1

Con la benedizione impartita sotto la croce illuminata, la Sagrada Familia si consegna al futuro, portando con sé il peso di un monito chiaro e universale contro l'indifferenza e la violenza. interris +1

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