Bassetti replica a Pellegrini: «Con 40 di febbre non si gareggia, i consigli sulla salute lasciamoli ai medici»
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Redazione Sport
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«Io ho gareggiato anche con 40 di febbre». La frase pronunciata da Federica Pellegrini durante un allenamento con i giovani nuotatori della FedeAcademy, la scuola che gestisce insieme al marito Matteo Giunta, ha innescato una polemica che dai social è rapidamente tracimata nel dibattito pubblico sulla salute nello sport agonistico.
Nel video, pubblicato su Instagram, l’ex campionessa si rivolge ai suoi allievi con un discorso sulla mentalità e sulla determinazione, sostenendo che affrontare le difficoltà fisiche in allenamento prepari ad affrontarle anche in gara. «Se non sto al 100%, ma al 60% perché ho mal di gola, entro e do comunque il massimo», spiega Pellegrini, prima di aggiungere di aver gareggiato «anche con 40 di febbre, con una spalla che non girava».
La replica dell’infettivologo
A contestare pubblicamente quel messaggio è stato Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova. In un post su Instagram, il medico ha premesso di aver sempre ammirato la campionessa veneta — «una delle più grandi che lo sport italiano abbia mai avuto» — per poi articolare una critica netta: raccontare di aver gareggiato con la febbre alta o con un infortunio non deve diventare «un messaggio che normalizza il fatto di spingere il proprio corpo oltre ogni limite».
Secondo Bassetti, la questione non è mettere in discussione lo spirito di sacrificio degli atleti, ma evitare che la determinazione sportiva venga confusa con la necessità di superare a ogni costo i limiti imposti dall’organismo.
I rischi di una febbre a 40 gradi
Il punto centrale della posizione espressa dall’infettivologo riguarda le conseguenze cliniche di uno sforzo fisico intenso in presenza di una febbre elevata. «Con 40 di febbre non si dovrebbe gareggiare: una febbre così alta può essere il segnale di una condizione importante e sottoporre il corpo a uno sforzo intenso può comportare rischi seri», ha scritto Bassetti, estendendo il ragionamento anche agli infortuni, per i quali «la decisione di allenarsi o competere deve essere presa sulla base di una valutazione medica».
Il medico ha inoltre richiamato una distinzione che considera fondamentale: quella tra il racconto della propria esperienza personale e la trasmissione di un modello di comportamento, soprattutto quando il pubblico è composto da giovani atleti, i quali «potrebbero interpretare come un esempio da seguire» anche condotte potenzialmente dannose.
Il chiarimento della FedeAcademy
Di fronte all’ondata di critiche, la FedeAcademy ha diffuso una nota per precisare il senso dell’intervento di Pellegrini. «Il senso del messaggio non è allenarsi con 40 di febbre, ma parlare di motivazione, determinazione e capacità di affrontare le difficoltà», si legge nella nota, che aggiunge come l’esempio della campionessa fosse «volutamente estremo» e non intendesse in alcun modo suggerire di ignorare i segnali del proprio corpo o di mettere a rischio la salute.
La precisazione non ha però spento il dibattito, alimentato anche da interventi di altri professionisti sanitari che sui social hanno definito il discorso «non sano» e hanno invitato a non giustificare come motivazione ciò che invece riguarda la tutela del benessere fisico.
Il confine tra determinazione e salute
La vicenda ha riportato al centro dell’attenzione una questione ricorrente nella medicina dello sport: dove finisce la determinazione e dove inizia la condotta a rischio. Bassetti ha concluso il suo intervento con un passaggio che sintetizza la sua posizione: «I consigli sulla salute e sull’idoneità a gareggiare devono venire dai medici, dai medici dello sport e dai professionisti che hanno le competenze per valutare i rischi». E ha aggiunto: «La vera cultura sportiva non consiste nel gareggiare a qualsiasi costo. Consiste anche nel sapere quando fermarsi».
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