L’America che si svuota: saldo migratorio negativo per la prima volta dopo un secolo, e i turisti stranieri calano del 5,5%

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Per la prima volta dall’epoca della Grande Depressione, quella che per antonomasia è sempre stata la nazione degli immigrati si trova a fare i conti con un’inversione di rotta epocale: gli Stati Uniti hanno chiuso il 2025 con un saldo migratorio negativo, un fenomeno che non si registrava dagli anni Trenta del secolo scorso. repubblica +2

A certificare lo storico sorpasso demografico – che ha visto più persone lasciare il Paese di quante abbiano scelto di varcare i confini per stabilirvisi – sono le stime del Brookings Institution, secondo cui il dato relativo alla migrazione netta si attesterebbe tra un minimo di 10mila e un massimo di 295mila unità in negativo.

Non si tratta, come si potrebbe pensare a prima vista, di un accidente statistico isolato, bensì della conseguenza di una combinazione di fattori che includono sia una riduzione drastica dei nuovi arrivi sia un incremento delle partenze, volontarie o forzate che siano. repubblica +2

E mentre l’amministrazione in carica ne rivendica il merito come prova dell’efficacia della stretta in materia di controllo dell’immigrazione, gli analisti economici osservano con preoccupazione le ripercussioni che tale tendenza, destinata probabilmente a proseguire anche nell’anno in corso, potrebbe avere sul mercato del lavoro e sui consumi interni. avvenire +2

Il crollo degli ingressi via terra e la fine dei programmi umanitari

Se si osserva il fenomeno da vicino, ci si accorge che la contrazione non è dipesa tanto dalle espulsioni – aumentate ma non in modo esponenziale – quanto piuttosto dal blocco quasi totale dei flussi provenienti dal Sud del confine.

I numeri parlano chiaro: dopo che sono stati sospesi i programmi di libertà condizionata su base umanitaria (il cosiddetto parole), gli ingressi regolari alla frontiera sono crollati da quota 1,41 milioni del 2024 a una stima compresa tra sole 67mila e 70mila pratiche per l’intero 2025. repubblica +2

Nello stesso arco temporale, anche il collasso del programma di accoglienza per i rifugiati – passato da circa 105mila a meno di 12mila persone – ha contribuito a seccare quella che fino a pochi mesi prima era una delle principali vene del sistema migratorio americano. A questi si aggiunge il crollo delle green card rilasciate all’estero (giù del 20 per cento) e un fenomeno meno visibile ma altrettanto incisivo: quello delle partenze volontarie. avvenire +2

Secondo i ricercatori, tra 210mila e 405mila individui, scoraggiati dall’inasprimento delle retate e dal clima di insicurezza giuridica, hanno scelto di lasciare il paese autonomamente. repubblica +2

La somma di questi addendi ha prodotto un effetto domino sull’economia reale, riducendo drasticamente il tasso di crescita della forza lavoro tanto che, nella seconda metà del 2025, la cosiddetta "soglia di pareggio" occupazionale – ovvero il numero di posti di lavoro necessari per mantenere stabile la disoccupazione – è scesa a livelli compresi tra 20mila e 50mila unità mensili. repubblica +2

Turismo in caduta libera: 4 milioni di visitatori in meno e la fuga dei canadesi

Se l’emorragia demografica rappresenta un problema strutturale, il crollo verticale del turismo internazionale rischia di trasformarsi in una voragine per i conti dello zio Sam.

Secondo i dati elaborati dal National Travel and Tourism Office e ripresi dalla Cnn, nel 2025 gli Stati Uniti hanno accolto circa 68 milioni di visitatori stranieri, segnando un calo di 4 milioni rispetto all’anno precedente (pari a meno 5,5 per cento), il peggior dato registrato negli ultimi due decenni se si esclude l’anomalia della pandemia. repubblica +2

La flessione non ha risparmiato neppure le entrate: al netto dell’inflazione e delle fluttuazioni dei cambi, la spesa dei turisti provenienti dall’estero è diminuita di oltre 8 miliardi di dollari, una batosta che rischia di aggravarsi ulteriormente secondo le proiezioni del World Travel & Tourism Council, il quale parla di un potenziale buco da 12,5 miliardi entro la fine dell’anno se l’attuale tendenza dovesse persistere. ilmessaggero +2

A guidare questa fuga silenziosa sono soprattutto i canadesi, il cui flusso verso sud è letteralmente crollato del 20,8 per cento: una vera e propria débâcle diplomatica innescata dalle tensioni commerciali tra i due paesi, ma anche dalle ripetute uscite del presidente Trump riguardo all’annessione del vicino settentrionale come "cinquantunesimo stato". ilmessaggero +2

D’altronde, come sottolineano molti analisti, non si tratta solo di una questione di prezzi o di forza del dollaro: la percezione generale dell’America come "destinazione ostile" – alimentata dalle retate della polizia migratoria, dai toni della propaganda politica e persino dal coinvolgimento in conflitti come quello in Iran – sta tenendo lontani anche i grandi mercati europei, con Germania, Francia e Regno Unito che hanno rivisto al ribasso le proprie quote di viaggiatori. ilmessaggero +2

Il paradosso degli americani: non vogliono l’Europa (e nemmeno l’America)

Mentre il mondo sembra voltare le spalle agli Stati Uniti, succede un fatto altrettanto singolare: nemmeno gli stessi americani sembrano più voler abitare questo paese, o perlomeno desiderano farlo per un periodo di tempo sempre più breve.

Le stesse fonti che rilevano il calo degli arrivi evidenziano infatti un’impennata delle partenze dei cittadini statunitensi verso l’estero, spinte dalla ricerca di un costo della vita più sostenibile o, in molti casi, da motivazioni di natura politica. ilmessaggero +2

Questo peculiare contesto sociale sta inevitabilmente modificando le abitudini di viaggio: un recente sondaggio citato da Axios ha rivelato che, nonostante la percentuale di americani intenzionati a partire per una vacanza sia salita al 73 per cento (in netto aumento rispetto al 66 per cento dell’anno prima), ben l’89 per cento di questi ha deciso di rimanere all’interno dei confini nazionali, spesso per un fatto meramente economico. repubblica +2

L’aumento vertiginoso del costo dei carburanti e l’inflazione hanno reso proibitivi i tradizionali tour europei, un tempo considerati un rito laico della borghesia a stelle e strisce.

Di conseguenza, mete come i parchi nazionali o le località balneari della Florida e della California stanno beneficiando di questo effetto sostituzione, mentre l’industria turistica del Vecchio Continente – storicamente dipendente dal turista americano ad alto potere d’acquisto – si prepara a incassare il colpo. repubblica +2

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