Resident Evil Requiem: gli zombie hanno una memoria, con un centinaio di personalità diverse
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
L'attesa per Resident Evil Requiem, Titolo noto anche come Resident Evil 9, si fa sempre più intensa, alimentata da rivelazioni che promettono di rivoluzionare i canoni del survival horror. A parlare è il game director della saga, Koshi Nakanishi, il quale, in un'intervista rilasciata a PlayStation Blog Japan, ha svelato un dettaglio inquietante e tecnologicamente ambizioso: i non-morti nel prossimo capitolo non saranno semplici aggregati di carne in putrefazione mossi dall'istinto, bensì creature che conservano, in qualche modo distorto, i ricordi della loro vita passata. Questo fondamento narrativo, una macabra evoluzione del concetto di infezione, si traduce in un sistema di gioco che assegna a ogni zombie una gamma comportamentale vastissima, arrivando a toccare circa cento personalità differenti.
Un progetto sviluppato in sei anni tra segreti e cambi di rotta
La genesi del gioco, del resto, è stata lunga e tutt'altro che lineare, come confermato dallo stesso Nakanishi. Lo sviluppo di Resident Evil Requiem è infatti iniziato ben sei anni fa, sebbene, come ha precisato il director, su una scala iniziale piuttosto ridotta. Un arco di tempo così dilatato spiega la ridda di voci, spesso contrastanti, che hanno circondato il progetto: si è parlato più volte di reboot interni e di significativi cambi di direzione, tutti elementi che hanno contribuito a creare un alone di mistero sulla effettiva natura del titolo, mantenendo alta la curiosità degli appassionati nonostante il silenzio ufficiale.
Campagne interconnesse tra Grace e Leon
Oltre all'intelligenza artificiale degli avversari, un altro pilastro dell'esperienza sarà l'intreccio narrativo e sistemico tra le campagne di gioco. È prevista infatti la presenza di due protagonisti, Leon e una nuova figura di nome Grace, le cui storie non procederanno in compartimenti stagni. Le azioni compiute con uno dei due personaggi – che si tratti dell'eliminazione di certi nemici, della raccolta di oggetti chiave o della risoluzione di specifici enigmi – avranno ripercussioni tangibili sul percorso dell'altro, influenzando l'ambiente di gioco, la disponibilità di risorse e, presumibilmente, anche lo sviluppo della trama. Un meccanismo che punta a garantire un alto grado di imprevedibilità e rigiocabilità, spingendo i giocatori a sperimentare scelte diverse per scoprire tutte le possibili conseguenze delle loro decisioni.
Verso un horror più profondo e personalizzato
L'approccio delineato da Capcom, dunque, va ben oltre il semplice potenziamento grafico o l'introduzione di nuove armi. La volontà è quella di infondere profondità psicologica anche alle minacce più basilari, trasformando ogni incontro con uno zombie in uno scontro potenzialmente unico, dove il giocatore non potrà fare affidamento su pattern di movimento prefissati e dovrà invece interpretare in tempo reale le intenzioni di una creatura guidata da un'eco di umanità. Questa stratificazione, unita alla struttura narrativa interdipendente, rappresenta un tentativo audace di rinnovare dalle fondamenta la formula horror della serie, promettendo un'atmosfera di tensione più sottile e personalizzata, dove la vera minaccia potrebbe non essere solo la ferocia, ma i frammenti di coscienza sopravvissuti al contagio.




