Corteo per Gaza al Lido, la Mostra del cinema diventa palcoscenico di protesta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un coro sempre più potente, che annunciava «Palestina libera», ha preceduto l’attracco della motonave partita da Marghera all’imbarcadero di Santa Maria Elisabetta. Il mezzo, che trasportava settecentocinquanta persone, ha dato il via a una protesta che gli organizzatori hanno quantificato in diecimila partecipanti, un dato – se confermato – di notevole impatto per un’isola che conta poco più di quindicimila residenti. L’obiettivo della manifestazione, condensato nello slogan «Free Palestine – Stop al genocidio», era quello di portare all’interno del prestigioso evento cinematografico una forte denuncia contro il conflitto.

Tra la folla, che ha sfilato in un percorso circolare dallo snodo dei vaporetti fino a lambire il cordone di polizia davanti al Palazzo del Cinema, erano presenti diversi nomi noti del mondo dello spettacolo. La madrina della Mostra, Emanuela Fanelli, ha mantenuto la promessa di scendere in piazza, accompagnata da attori del calibro di Michele Riondino, Valentina Bellè, Donatella Finocchiaro e Benedetta Porcaroli, oltre alla regista Carolina Cavalli e al fumettista Zerocalcare. La loro partecipazione ha conferito alla marcia una risonanza mediatica immediata, trasformando la passerella del red carpet in un inatteso canale di protesta.

Gli attivisti alla testa del corteo, giunti di fronte alle forze dell’ordine schierate a protezione della kermesse, hanno gridato che l’intento era di «puntare i riflettori della Mostra sul genocidio in corso». Una dichiarazione che mirava a sfruttare la visibilità internazionale dell’evento per accendere i fari su quanto avviene a Gaza, cercando di interrompere, almeno simbolicamente, la narrazione consueta fatta di glamour e premier.

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