Assegno sociale e requisiti contributivi: le misure Inps per chi ha una carriera discontinua
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Redazione Economia
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Nel panorama previdenziale italiano, caratterizzato da normative in continua evoluzione e da percorsi lavorativi sempre più frammentati, l'Inps conferma per il 2024 l'importo dell'assegno sociale, fissandolo a 534,40 euro mensili. Questo trattamento, che costituisce una forma di sostegno economico per coloro che si trovano in condizioni di disagio, è erogato a chi, non avendo maturato i contributi necessari per la pensione di vecchiaia, dimostri di possedere requisiti reddituali al di sotto di una certa soglia. Si tratta, in sostanza, di un'ancora di salvezza per molti, la cui carriera lavorativa è stata segnata da interruzioni e da contratti atipici, i quali, pur avendo lavorato, non riescono a raggiungere il traguardo contributivo.
Una pensione con soli cinque anni di contributi
Accanto a questa misura di carattere assistenziale, si colloca una possibilità meno conosciuta, che permette di andare in pensione con un'esiguità di contributi che sorprende: appena cinque anni. Tale opzione, talvolta definita in modo informale come pensione “lampo”, è riservata a specifiche categorie e si basa su circolari Inps che interpretano disposizioni di legge. L'ente previdenziale, infatti, riconosce come utili ai fini del calcolo dei contributi anche periodi di attività non strettamente lavorativi in senso tradizionale, a patto che vi sia una formale iscrizione e versamento. Non è infrequente, in questo intricato sistema, che alcuni possano veder riconosciuti – quasi fossero un “regalo”, come qualcuno lo ha definito – fino a cinque anni di contributi, un lasso di tempo che può cambiare radicalmente le prospettive di pensionamento.
Il requisito della patente e gli altri casi particolari
Uno degli esempi più citati, sebbene non l'unico, riguarda il possesso della patente di guida per determinate professioni. In certi contesti lavorativi, infatti, il semplice conseguimento e il mantenimento di una patente, unitamente allo svolgimento di mansioni che la richiedono in modo essenziale, può tradursi in un riconoscimento contributivo. Questo meccanismo, che a molti può apparire curioso, si inserisce in una logica più ampia di valorizzazione di tutte quelle competenze e di quei titoli che abilitano allo svolgimento di un'attività, anche quando non coincidono con un periodo di effettiva occupazione dipendente. È bene specificare, tuttavia, che non si tratta di un'automatica elargizione, ma di un diritto che va comprovato e richiesto all'ente, il quale valuta la sussistenza di tutti i presupposti.
La pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi
Parallelamente, esiste un'altra disposizione che consente di accedere alla pensione di vecchiaia con un requisito contributivo minimo di soli 15 anni. Questa possibilità, spesso trascurata nel dibattito pubblico più generalista, rappresenta una via d'uscita fondamentale per chi ha avuto una carriera estremamente discontinua o per chi ha iniziato a versare contributi molto tardi. La normativa, sebbene poco pubblicizzata, è chiara e offre una soluzione concreta a una fetta di popolazione che, altrimenti, rischierebbe di rimanere esclusa da qualsiasi forma di trattamento pensionistico, trovandosi in una terra di nessuno tra l'assegno sociale e la pensione contributiva piena.




