Inter, blindatura Chivu fino al 2028: tre milioni e un progetto da canto del cigno

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il merito e la forma, si diceva, possono convergere quando la filosofia – quella di una società che non ama l’incertezza in panchina – incontra la concretezza dei risultati.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo in casa Inter con Cristian Chivu, l’allenatore rumeno che, dopo aver raccolto l’eredità pesantissima lasciata da Inzaghi, ha trasformato lo scetticismo dell’estate scorsa in una stagione da campione d’Italia.

La dirigenza nerazzurra, a fronte di questo ventunesimo scudetto – conquistato contro tutti i pronostici iniziali – ha deciso di legarsi a lui ben oltre la naturale scadenza del contratto attuale, fissata a giugno 2027.

L’operazione, ormai in dirittura d’arrivo, prevede un prolungamento fino al 2028 con un adeguamento economico non trascurabile: si passerà dagli attuali 2,1 milioni a 3 milioni di euro netti a stagione.

Un vero e proprio premio, certo, ma anche una mossa che risponde a quella linea societaria ferrea – la stessa che non contempla l’ipotesi di iniziare un campionato con l’allenatore in scadenza – e che Beppe Marotta, forte del rapporto personale con il “pupillo”, formalizzerà dopo la finale di Coppa Italia. gazzetta +3

Coppa Italia, l’ultimo atto prima della firma

La finale, va detto, non è un dettaglio né una semplice formalità. Per Chivu e per l’Inter rappresenta l’occasione di eguagliare un traguardo che, nella storia del club, appartiene soltanto al memorabile 2010: l’accoppiata scudetto–Coppa Italia.

Marotta, consapevole del valore simbolico e sportivo dell’appuntamento, ha scelto proprio quel momento – la convocazione in sede subito dopo l’eventuale trionfo o comunque a stagione conclusa – per porgere al tecnico la stilografica.

Non ci saranno sorprese, né rinvii: la volontà di blindare l’allenatore rumeno prescinde dall’esito della finale stessa. La vera sostanza, in fondo, è già stata messa nero su bianco sul campo, con un gioco che ha saputo coniugare la filosofia di possesso voluta dalla proprietà e quella concretezza che spesso era mancata ai precedenti progetti.

Chivu, dal canto suo, non ha mai fatto della questione economica una priorità: la sua vera richiesta, a differenza di quanto talvolta si vocifera per altri colleghi, riguardava la garanzia di continuità progettuale, la possibilità di plasmare la prossima Inter senza avere l’ipoteca di una panchina in scadenza. gazzetta +3

I sei (o forse sette) addii che cambieranno lo spogliatoio

E qui il discorso si fa più articolato, perché questo scudetto – il ventunesimo della stella – porta con sé il retrogusto amaro di un canto del cigno.

L’estate che verrà, infatti, sarà segnata da un rinnovamento profondo: la Gazzetta dello Sport ha messo nero su bianco i nomi di almeno sei elementi che, per un motivo o per l’altro, sembrano prossimi alla fine della loro avventura milanese.

Si tratta di perni storici del ciclo precedente, giocatori che hanno rappresentato l’ossatura della squadra negli anni di crescita, ma il cui contratto o la cui età consigliano una separazione.

Nessuno di loro – precisa il quotidiano – è stato ancora ufficialmente salutato, ma la sensazione all’interno di Appiano Gentile è che la dirigenza voglia operare una sfoltita decisa per alleggerire il monte ingaggi e ringiovanire la rosa.

Chivu, in questo quadro, diventa una sorta di architetto della transizione: il rinnovo fino al 2028 gli garantisce la possibilità di seguire la rifondazione dall’inizio, senza dover ereditare scelte altrui.

Una responsabilità non da poco, visto che tra i partenti si annoverano giocatori che avevano nel tecnico rumeno uno dei principali sostenitori. calciomercato +3

Il retroscena Cluj e la crescita silenziosa di Chivu

Poco noto, ma rivelato dalla stampa specializzata, è un retroscena che riguarda il passato più o meno remoto di Chivu: prima dell’approdo all’Inter da allenatore, il suo nome era stato accostato a un ritorno in patria, sulla panchina del Cluj.

Un’ipotesi che in alcuni ambienti veniva data per concreta, soprattutto nei mesi di maggiore incertezza sul dopo-Inzaghi. Alla fine prevalse la linea nerazzurra, e oggi quella scelta appare quanto mai lungimirante.

L’aumento di stipendio – da 2,1 a 3 milioni netti – non è soltanto il riconoscimento per lo scudetto vinto, ma anche la certificazione di una crescita tecnica e manageriale.

Chivu ha saputo gestire uno spogliatoio che, in estate, appariva frastagliato e scettico nei suoi confronti; ha assorbito le pressioni di un ambiente abituato a vincere; ha soprattutto dato un’identità chiara alla squadra, senza mai cercare alibi o nascondersi dietro le inevitabili difficoltà della prima stagione post-Inzaghi.

Ora l’Inter lo premia con un contratto che, nei fatti, lo consacra come uno degli allenatori meglio pagati del campionato, ma anche come il perno del futuro tecnico del club.

La stilografica che Marotta gli porgerà dopo la finale di Coppa Italia non sarà solo un gesto formale: sarà il sigillo su un’alleanza pensata per durare, almeno, fino al 2028. fcinter1908 +3

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