Ergastolo per Giandavide De Pau, il triplice femminicidio di Prati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte di Assise di Roma ha inflitto l’ergastolo a Giandavide De Pau, il quale, in un crescendo di violenza che ebbe luogo nel quartiere Prati, privò della vita tre donne in un arco temporale di poche ore. La sentenza, giunta dopo un lungo dibattimento e oltre sette ore di camera di consiglio, ha sancito la pena massima prevista dall’ordinamento, accompagnandola con la misura severa dell’isolamento diurno per un triennio. I fatti, che risalgono al 17 novembre 2022, videro l’uomo, all’epoca cinquantaquattrenne, macchiarsi di un triplice delitto definito dai magistrati come premeditato e condotto con lucidità, un’escalation che si consumò tra via Riboty e via Durazzo.

La dinamica degli omicidi e l’aggravante della premeditazione

Le vittime, due donne di nazionalità cinese, Li Yanrong e Yang Yun Xiu, e una cittadina colombiana, Marta Lucia Castano Torres, di 65 anni, furono tutte uccise a coltellate in due distinti episodi, sebbene concatenati da un unico, tragico disegno. La Corte, nel valutare la condotta dell’imputato, ha ritenuto di escludere l’aggravante della crudeltà, pur avendo accertato in modo inequivocabile la premeditazione degli atti. Quella notte, De Pau, come emerso chiaramente dalle indagini e dalla perizia psichiatrica disposta in corso di processo, non si imbatté casualmente nelle sue vittime, ma agì con un intento preciso, trasformandosi in ciò che le autorità giudiziarie non hanno esitato a definire un predatore.

Il profilo dell’imputato e i legami con la criminalità organizzata

Un elemento che ha inevitabilmente caratterizzato l’inchiesta e il processo è stato il passato di De Pau, il quale, come accertato, fu per diverso tempo l’autista e uomo di fiducia di Michele Senese, figura di spicco della malavita di stampo camorristico operante nella Capitale. Questo retroterra, sebbene non direttamente connesso alla dinamica dei femminicidi, ha contribuito a delineare il profilo di un individuo profondamente radicato in ambienti violenti. La perizia psichiatrica, che ha assunto un ruolo cruciale nell’iter giudiziario, stabilì senza ombra di dubbio che l’uomo, al momento del compimento dei delitti, fosse in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, capace di intendere e di volere nonostante la maratona di alcol e droga di cui si era reso protagonista prima della furia omicida.

Il percorso giudiziario e la sentenza definitiva

Il processo, seguito con attenzione per la gravità dei fatti e per il numero delle vittime, ha quindi trovato il suo epilogo con una condanna che non ammette appelli, se non quelli previsti dalla legge. L’ergastolo rappresenta il culmine di un iter che ha visto gli investigatori ricostruire meticolosamente ogni passaggio di quella notte, un lavoro che ha permesso di presentare in aula un quadro probatorio solido e inconfutabile. La richiesta della pubblica accusa è stata così pienamente accolta dai giudici, i quali hanno riconosciuto la totale responsabilità penale di De Pau, chiudendo un capitolo di cronaca nera che aveva profondamente scosso la città.

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