Monumenti Aperti a Cagliari, trent’anni di tesori tra archeologia, musica e nuovi ingressi segreti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un pezzo di Italia che si sottrae alla logica del like e del reel virale, quello che si scopre solo varcando un portone in una via laterale o scendendo in una cripta dove il silenzio racconta più di mille didascalie. È in questo solco che si inserisce la trentesima edizione di Monumenti Aperti, manifestazione che dal 1997 trasforma il capoluogo sardo – e non solo – in un laboratorio di narrazione collettiva. Il 18 e 19 aprile 2026, Cagliari spalancherà le porte di oltre settanta siti, molti dei quali solitamente inaccessibili, regalando ai visitatori (ma anche ai cittadini stessi, spesso ignari di ciò che li circonda) la possibilità di riappropriarsi di una memoria stratificata. L’evento, che si estenderà su scala nazionale fino all’8 novembre coinvolgendo 85 comuni, parte da qui: dal tema “Generazione Monumenti Aperti” e dall’energia di quasi cinquemila studenti pronti a fare da guida, un esercito di giovani che trasforma l’apprendimento in restituzione pubblica.

Nove nuove aperture e il ritorno di antichi simboli

Tra le carte da gioco di questa edizione da record, le novità assolute rappresentano il vero jolly. Non si tratterà solo di riaprire ciò che già si conosce, ma di aggiungere tasselli inediti al mosaico urbano. Per la prima volta, il pubblico potrà varcare la soglia di Villa Devoto, storica residenza novecentesca che oggi ospita la rappresentanza istituzionale della Regione: non solo il giardino, ma gli interni stessi e quella “sala giunta” dove si prendono decisioni che disegnano il futuro dell’isola. A dare ulteriore profondità al percorso, si aggiungono la torre campanaria della Cattedrale (un punto di vista mai concesso prima sui tetti della città), il Padiglione del sale al Parco Nervi e i fortini militari che punteggiano il Parco di Molentargius, testimoni silenziosi di un’archeologia industriale e bellica che qui trova voce. Se questi sono i volti nuovi, non mancano i grandi ritorni, come l’area archeologica del Tempio punico-romano di viale Trento e la Fullonica di via XX Settembre, antica tintoria romana riportata alla luce, che riprendono il loro posto in un racconto che abbraccia millenni senza soluzione di continuità.

Mobilità sostenibile e il suono della Scuola Civica

Muoversi tra questi settanta scrigni richiede una logica, e qui l’edizione 2026 gioca la carta dell’inclusione attraverso la mobilità. Ctm, da sempre membro del comitato scientifico che promuove l’iniziativa, conferma il proprio impegno operativo con l’Amicobus, un servizio pensato per abbattere le barriere architettoniche e garantire che la fruizione della cultura non sia un privilegio, ma un diritto effettivo per tutti, incluse le persone a mobilità ridotta. Mentre i mezzi pubblici facilitano gli spostamenti, la colonna sonora della due giorni sarà affidata ai giovani talenti della Scuola Civica di Musica cagliaritana. Quattro gli appuntamenti diffusi, che mescolano classica, moderna e jazz per creare un contrappunto emotivo alle pietre. Si parte sabato a mezzogiorno nella sala settecentesca della Biblioteca di via Università con pianoforte e chitarra, si prosegue nel pomeriggio all’Auditorium Sergio Atzeni con flauto e violoncello, e ancora un’ora dopo nella Chiesa di sant’Avendrace con il coro diretto dal maestro Giampaolo Zucca, per finire domenica pomeriggio a Palazzo Siotto, dove le classi di canto moderno e jazz ensemble si daranno appuntamento nella sala dei ritratti. Un modo, questo, per trasformare il momento della visita in un’esperienza immersiva, dove l’arte performativa si incastra perfettamente nell’arte statica.

Dalla necropoli di Tuvixeddu ai palazzi del potere

L’offerta, vastissima, costringe a scelte quasi dolorose per l’appassionato. Accanto alle novità più celebrate, resistono i cardini storici della rassegna. Non si può pensare di visitare Cagliari in questo weekend senza passare per la necropoli punica di Tuvixeddu, considerata la più grande area cimiteriale fenicio-punica del Mediterraneo, un luogo che custodisce memorie di riti e passaggi antichi scavati nella roccia. Allo stesso modo, il percorso include le sontuose residenze del potere, come il Palazzo Regio (l’antico palazzo vicereale) e il Palazzo Civico, accanto a gioielli di archeologia religiosa come la Cripta di Santa Restituta. L’iniziativa, che ha ricevuto riconoscimenti come la Medaglia del Presidente della Repubblica e il Premio Europa Nostra, trova proprio in questa commistione – la tomba antica accanto all’ufficio del politico moderno – la sua cifra stilistica più autentica. Non si tratta di una mera esposizione di cose belle, ma di un meccanismo complesso che coinvolge 44 associazioni locali e decine di istituti scolastici, tutti impegnati a restituire dignità narrativa a luoghi che altrimenti resterebbero, per undici mesi l’anno, chiusi e muti.

L’anima industriale e gli spazi della creatività

Se l’archeologia classica e i palazzi nobiliari attirano il turista internazionale, è spesso il patrimonio meno nobile a catturare l’abituale residente. In questa direzione vanno il Gilla Lab (spazio di innovazione e laboratori) e il Museo delle Ferrovie dello Stato, che raccontano la Cagliari del lavoro e del movimento, quella dei treni che collegavano l’isola e delle industrie che l’hanno fatta crescere. Anche il Cine-Teatro Sant’Eulalia e il Teatro Carmen Melis entrano nel circuito, dimostrando come l’architettura del Novecento abbia ormai pienamente acquisito lo status di “monumento” da preservare e, soprattutto, da vivere. Monumenti Aperti 2026 si configura così come una macchina del tempo imperfetta ma generosa: capace di mettere in fila una domus romana, un fortino della seconda guerra mondiale e una sala consiliare contemporanea, lasciando al visitatore il compito di cucire i fili di questa storia complessa, senza fornire giudizi preconfezionati ma offrendo, invece, gli strumenti (e le chiavi) per entrare.

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