Chiede a ChatGpt come rapinare una banca, il colpo riesce ma i messaggi lo incastrano: condannato a 10 anni
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Redazione Esteri
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Non è la prima volta che un chatbot viene utilizzato per scopi discutibili, ma il caso di Deron Lewis-Payne, 23 anni, rappresenta un curioso intreccio tra intelligenza artificiale e cronaca giudiziaria. Il giovane statunitense è stato condannato lo scorso 13 agosto dal tribunale federale di Omaha, in Nebraska, a una pena complessiva di 121 mesi di reclusione, vale a dire dieci anni e un mese, per una rapina a mano armata commessa qualche mese prima. La sentenza prevede inoltre che, una volta scontata la pena detentiva, l'uomo resti sottoposto a libertà vigilata per ulteriori cinque anni.
A rendere la vicenda atipica è il modus operandi che ha preceduto il colpo: Lewis-Payne, infatti, si è rivolto a ChatGpt per ottenere consigli su come pianificare la rapina nei minimi dettagli, ricevendo indicazioni su armi, strategie e tempi di intervento delle forze dell'ordine.
I fatti: la rapina alla i3Bank di Omaha
La rapina è stata messa a segno il 10 febbraio 2026 presso la filiale della i3Bank di Omaha. Quel giorno, Lewis-Payne è entrato nell'istituto di credito e ha minacciato i dipendenti con una pistola semiautomatica, intimando loro di consegnargli il denaro e minacciando di ucciderli in caso di mancata collaborazione. Il giovane è riuscito a fuggire con un bottino di circa 9.175 dollari, una somma che, come emerso in seguito, ha in parte subito speso per acquisti di abbigliamento in un vicino centro commerciale, il Westroads Mall.
Il colpo, sebbene fosse riuscito nell'immediato, è stato caratterizzato da una serie di ingenuità che hanno reso le indagini piuttosto semplici per le autorità. Le telecamere di sorveglianza, infatti, hanno ripreso con nitidezza il volto del rapinatore, il quale si era presentato a volto scoperto, la pistola utilizzata e persino le sue vistose sneakers rosse, un dettaglio che ha facilitato l'identificazione. Anche il veicolo utilizzato per la fuga, un pick-up bianco, è stato ben inquadrato dalle telecamere di quartiere, consentendo agli investigatori di risalire al proprietario.
Le indagini: il telefono e le chat con l'intelligenza artificiale
L'arresto di Lewis-Payne è avvenuto poco dopo il colpo, nei pressi della sua abitazione. Nel tentativo di darsi alla fuga a piedi, il giovane ha perso alcune delle banconote appena rubate, finendo poi ammanettato. Durante gli interrogatori, ha ammesso di aver guidato il veicolo utilizzato per la fuga, ma ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento diretto nella rapina. Tuttavia, gli investigatori dell'Fbi hanno ottenuto il suo consenso per perquisire il telefono cellulare e, da quel momento, le prove a suo carico sono diventate schiaccianti.
All'interno dello smartphone, gli agenti hanno scoperto una serie di conversazioni con ChatGpt risalenti al periodo precedente il colpo. La cronologia delle chat mostrava che Lewis-Payne aveva posto domande specifiche per organizzare il reato: chiedeva informazioni dettagliate sui tempi di risposta della polizia, su come smontare e riparare una pistola modello Llama Mini-Max calibro.45 (la stessa poi utilizzata in banca) e su come procurarsi munizioni nonostante avesse precedenti penali.
A completare il quadro probatorio, la cronologia di Google Maps sul telefono dell'uomo ha rivelato che una delle ultime ricerche effettuate riguardava proprio le indicazioni stradali per raggiungere la filiale della i3Bank oggetto della rapina.
La condanna e i dettagli giudiziari
Il processo si è concluso con una condanna pesante: la sentenza definitiva di 121 mesi, emessa dal tribunale distrettuale federale, è in realtà la somma di due pene distinte per due diversi reati. Sono stati inflitti 37 mesi di reclusione per la rapina veramente e propri e, a questi, si aggiungono 84 mesi per il reato di minaccia a mano armata durante la commissione di un crimine violento. Le pene, come specificato, devono essere scontate in modo consecutivo, senza possibilità di sconti, portando così la detenzione totale a oltre dieci anni.
La pistola utilizzata durante la rapina, nonostante le ricerche su ChatGpt che ne descrivevano la manutenzione, non è stata ancora recuperata dalle autorità, le quali sono comunque riuscite a recuperare circa 2.397 dollari della refurtiva, in parte ritrovata durante le perquisizioni e in parte persa durante la fuga del rapinatore.
La vicenda, oltre a costituire un chiaro esempio di come la tecnologia possa essere piegata per fini illeciti, rappresenta un monito sulla tracciabilità delle azioni compiute attraverso i dispositivi digitali, che finiscono spesso per fornire agli inquirenti le prove più evidenti.
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