L'Europa taglia il gas russo, ma non i fertilizzanti
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Redazione Esteri
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Nonostante l'impegno formale, sancito dagli ambasciatori dei Ventisette, a interrompere definitivamente le importazioni di gas naturale dalla Russia entro la scadenza del 2027 – una misura che, va detto, ha già prodotto una drastica riduzione dei volumi –, l'Unione Europea continua a scaricare regolarmente nei propri porti un'altra merce cruciale per la sua economia. Si tratta dei fertilizzanti, prodotti che spesso recano ancora il marchio "Made in Russia" e che rappresentano, nelle pieghe meno visibili delle sanzioni, una significativa contraddizione nella strategia punitiva contro Mosca per la guerra in Ucraina. Una strategia, quella del pacchetto RepowerEU, concepita per recidere i legami energetici e rafforzare l'indipendenza, la quale, tuttavia, sembra aver lasciato aperti canali commerciali altrettanto vitali per il Cremlino, evidenziando la complessità di un disaccoppiamento economico che non può essere selettivo senza minare la propria efficacia.
L'accordo sul gas e le sue ambiguità
La decisione, approvata a maggioranza dal Coreper con il dissenso di due Stati membri, modifica il regolamento europeo sul metano e mira esplicitamente a rendere il sistema energetico continentale più resiliente e trasparente. Analisi di settore, come quella condotta dall'Environmental Defense Fund Europe, sottolineano come il quadro normativo sia uno strumento strategico per allontanarsi dai combustibili fossili russi, in un momento in cui l'offerta globale di gas naturale liquefatto è destinata a crescere. Questa prospettiva di eccesso di offerta, attesa tra la fine del decennio e l'inizio del successivo, apre scenari nuovi per l'approvvigionamento europeo, sebbene il contesto geopolitico rimanga fluido e incerto, soprattutto dopo l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.
Il "grande gioco" delle materie prime
Il cosiddetto "grande gioco" del gas, infatti, si è rimesso in movimento in maniera più evidente, con dinamiche che coinvolgono non solo il Lng americano ma anche gli interessi di altri attori globali, tra cui la Cina. La possibilità di un accordo di pace in Ucraina, come ventilato da alcune indiscrezioni, potrebbe introdurre ulteriori variabili, prevedendo ricadute dirette sul fronte delle esportazioni russe di idrocarburi. In questo quadro contraddittorio, dove le dichiarazioni politiche si scontrano con le necessità economiche, il mantenimento degli acquisti di fertilizzanti da Mosca appare come una spia di un compromesso difficile da sciogliere, che lega la sicurezza alimentare del continente alla sostenibilità delle sue scelte geopolitiche.
La doppia dipendenza strategica
La persistenza di questo flusso commerciale, spesso trascurato nel dibattito pubblico dominato dalle questioni energetiche, rivela una doppia dipendenza che Bruxelles fatica a sanare: se da un lato si cerca di proteggersi dalla minaccia del ricatto sul gas, dall'altro si rimane esposti in un settore, quello agricolo, altrettanto sensibile. Tale situazione delinea un paradosso di non poco conto, poiché gli sforzi per punire il Cremlino, seppure significativi sul piano simbolico e in alcuni comparti concreti, vengono parzialmente vanificati dalla continuazione di rapporti commerciali che forniscono a Mosca preziose entrate in valuta estera. È una circostanza che impone una riflessione sulla coerenza e sull'effettiva portata dell'apparato sanzionatorio, il cui impatto viene misurato non solo nei terminali del Gnl ma anche nei magazzini delle aziende agricole.




