Tittia, il dominatore del Palio: undici vittorie e una risposta a Saviano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giovanni Atzeni, detto Tittia, ha scritto un altro capitolo della sua leggenda a Siena, vincendo per la sesta volta negli ultimi nove Palii e portando a undici il suo bottino. L’ultimo trionfo, conquistato ieri 3 luglio con il giubbetto dell’Oca, arriva dopo un periodo in cui molti lo avevano dato per finito, soprattutto dopo la "purga" subita nell’agosto scorso. Ma il fantino di Nurri, che dal 2007 ha lasciato il segno in piazza del Campo, ha ribattuto alle critiche con una cavalcata solitaria, dalla partenza al traguardo. «Mezz’ora prima della corsa ho capito che avrei vinto», ha confessato, mentre a Nurri, il suo paese nel Sarcidano, esplodeva la festa.

Quella di Tittia non è solo una storia di successi, ma anche di rivalità e polemiche che vanno oltre il tufo di Siena. Le sue imprese, infatti, risuonano come una risposta a chi, come Roberto Saviano, ha recentemente bollato il Palio come «lo specchio retrogrado dell’Italia». Le dichiarazioni dello scrittore, rilasciate durante un’intervista con Alessandro Cattelan, avevano scatenato un dibattito infuocato, ma i fatti – almeno per Tittia – parlano chiaro: undici vittorie, molte delle ottenute con lavoro meticoloso e un legame viscerale con le contrade.

Accanto a lui, un altro protagonista di questa edizione è stato Lele Maniscalco, il maniscalco legnanese noto come Zeus Nebel, che ha contribuito all’ottavo successo dell’Oca. Figura amata a Legnano per la sua professionalità e umanità, Lele ha lavorato anche nella stalla di S.Erasmo, confermandosi un tassello fondamentale nella macchina vincente della contrada.

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