Sugar tax rinviata ancora, slitta al 2026: cosa cambia per i consumatori
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Redazione Interno
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L’ennesima proroga della sugar tax, ormai diventata una costante nelle manovre finanziarie degli ultimi anni, ha ufficialmente posticipato al 1° gennaio 2026 l’entrata in vigore dell’imposta sulle bevande zuccherate. Il provvedimento, che avrebbe dovuto scattare già dal prossimo luglio, è stato nuovamente congelato con il decreto Economia approvato dal Consiglio dei ministri, confermando una tendenza che si ripete dal 2020, quando fu introdotta dalla legge di Bilancio del governo Conte.
L’obiettivo originario della tassa – disincentivare il consumo di zuccheri, responsabili dell’aumento di obesità, soprattutto tra i più giovani – resta formalmente in piedi, ma il rinvio sistematico ne ha di fatto diluito l’efficacia. Se applicata, la misura avrebbe colpito produttori e importatori con un’imposta di 10 euro per ettolitro sulle bibite già pronte e di 0,25 centesimi al chilo per quelle da diluire, con un rincaro stimato intorno al 25% per i consumatori. Un aumento che, almeno per ora, è stato evitato.
La sugar tax, già adottata in Paesi come Francia, Regno Unito e Messico, era stata pensata per allineare l’Italia a politiche sanitarie mirate a ridurre l’assunzione di zuccheri liberi. Tuttavia, le continue proroghe – questa è la settima – sollevano interrogativi sulla reale volontà di applicarla. Le pressioni dell’industria alimentare, preoccupata per l’impatto sui prezzi, insieme alle esigenze di contenere l’inflazione, hanno probabilmente pesato sulla decisione.




