Stuprata dal branco e filmata, notte da incubo per una 20enne: sequestrati gli smartphone

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Aprile, nel Cesenate, una casa di campagna trasformata in teatro di una violenza che riporta alla mente gli scenari più bui dei cosiddetti “festini” fuori controllo. È lì, tra quelle mura, che una giovane di circa vent’anni – maggiorenne, stando a quanto emerso finora – avrebbe subito una violenza sessuale di gruppo per mano di sette ragazzi, tutti tra i 19 e i 25 anni. Il racconto della vittima, consegnato agli inquirenti nelle ore successive all’accaduto, descrive una serata iniziata come un normale ritrovo tra conoscenti e degenerata in un incubo fatto di sostanze, sopraffazione e smartphone puntati addosso. Sarebbe stata proprio la combinazione tra alcol, hashish e cocaina – circolati, a quanto pare, in abbondanza – a ridurla in uno stato di semi-incoscienza, condizione che gli aguzzini avrebbero sfruttato per costringerla a subire rapporti sessuali.

La dinamica, le sostanze e il presunto “effetto branco”

Secondo la denuncia presentata dalla ventenne, i fatti si sarebbero consumati nei primissimi giorni di aprile, all’interno di un’abitazione isolata in provincia di Cesena. Tutti i presenti si conoscevano, un dettaglio non secondario che gli investigatori stanno ora vagliando per ricostruire eventuali rapporti di fiducia pregressi o dinamiche di potere interne al gruppo. Quel che appare chiaro, al momento, è l’uso massiccio di stupefacenti: la ragazza sarebbe stata indotta a consumare sostanze – volontariamente o meno è uno dei nodi dell’indagine – fino a perdere parzialmente conoscenza. In quello stato di vulnerabilità, i sette giovani, tutti residenti nel Cesenate e di origine straniera ma nati in Italia, si sarebbero alternati nell’abuso, mentre alcuni di loro riprendevano la scena con i propri telefoni. Un’ulteriore crudeltà, quella della registrazione, che trasforma la violenza in un contenuto da conservare, e forse da condividere.

I sette indagati, le accuse e un arresto accessorio

La Procura ha formalizzato un’ipotesi di reato di violenza sessuale di gruppo a carico dell’intero branco, tutti denunciati. Tra loro spicca la posizione di un ventitreenne, finito in manette non per lo stupro – almeno non direttamente – ma per spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e porto d’armi o di strumenti atti a offendere. Un dettaglio che aggiunge un ulteriore tassello al profilo del gruppo, dove la disponibilità di droga sembrava essere più che occasionale. Gli smartphone di tutti i sette indagati sono stati sequestrati: al loro interno, gli inquirenti cercheranno non solo i filmati degli abusi, ma anche le chat, i messaggi e qualsiasi traccia che possa precedere o seguire la notte della violenza. La vittima, invece, è stata sottoposta a esami tossicologici e medico-legali, i cui esiti potranno confermare la presenza delle sostanze nel suo organismo e la compatibilità delle lesioni con il racconto fornito.

La casa di campagna, la festa e il silenzio dei presenti

Quella che doveva essere una serata tra amici – tutti maggiorenni, tra i 19 e i 25 anni – si è trasformata in un episodio che riporta l’attenzione sulla recidiva di certi meccanismi: la vittima isolata, la droga come strumento di annullamento della volontà, gli smartphone usati come trofei. La casa in campagna, scelta forse proprio per la sua posizione appartata, non ha visto arrivare soccorsi né ha generato chiamate ai carabinieri durante lo svolgimento dei fatti. È stata la ragazza stessa, una volta uscita da quello stato di alterazione e una volta tornata in un contesto protetto, a trovare il coraggio di denunciare. I sette indagati, al momento, non hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche, e il loro silenzio – così come l’eventuale presenza di altri testimoni o partecipanti alla festa – sarà oggetto delle prossime acquisizioni probatorie. Gli investigatori stanno anche verificando se qualcuno dei presenti abbia tentato di dissuadere il branco o, al contrario, abbia partecipato senza poi essere stato denunciato.

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