Il conflitto in Medio Oriente, un anno dopo il 7 ottobre
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Redazione Esteri
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Il 7 ottobre 2023, una data che ha segnato un punto di svolta nel conflitto in Medio Oriente, continua a essere al centro delle discussioni internazionali. Durante il Festival di Giornalismo Internazionale a Ferrara, l'esperto Olivier Roy ha analizzato le conseguenze di questi eventi, sottolineando come il conflitto abbia assunto dimensioni inaspettate e drammatiche. La creazione di uno Stato teocratico all'interno dei territori arabi, voluta dal mondo anglosassone nel 1948, ha portato a una guerra spietata su vari fronti: Gaza, Cisgiordania, Libano e, più recentemente, Iran.
A Gaza, il conflitto ha raggiunto proporzioni di genocidio, con attacchi mirati alle infrastrutture civili che lasciano presagire un'operazione di annessione ormai nei fatti. In Cisgiordania, gli attacchi alle infrastrutture civili sono diventati una costante, mentre in Libano la capitale è stata colpita da tonnellate di bombe in risposta agli attacchi terroristici. La situazione in Iran è altrettanto critica, con Israele che può attaccare solo con il supporto operativo degli Stati Uniti.
Il primo ministro israeliano, Binyamin Netanyahu, ha dichiarato all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che il conflitto difensivo iniziato a Gaza un anno fa è una guerra esistenziale per Israele. In una regione dove "chi non è capace di difendersi non può esistere", le parole di Netanyahu risuonano come un monito per il futuro del Medio Oriente.
Il valzer della distruzione continua a danzare, sospendendo il tempo in un qui e ora inevitabile.




