Max Pezzali e quel Sanremo del 2011: « dopo il Festival ho pensato di mollare tutto ». Poi la rivincita sulla nave Costa Toscana
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un prima e un dopo nella carriera di Max Pezzali, e il confine, per sua stessa ammissione, porta la data del 2011. Mentre si prepara a salire sul palco galleggiante della Costa Toscana, quella nave da crociera ancorata davanti a Sanremo che per cinque sere, dal 24 al 28 febbraio, si trasformerà nel suo personale “The Party Boat”, il cantante pavese riavvolge il nastro fino a quell’edizione del Festival che rischiò di segnare la parola fine. Un racconto intimo, quello condiviso con i giornalisti a bordo, in cui riemergono le crepe di un momento buio: la partecipazione del 2011 con Il mio secondo tempo, un’esperienza vissuta di fretta, senza la canzone giusta, quasi un timbrare il cartellino. L’esclusione dalla finale del sabato, ricorda, lo portò ad andarsene prima, mesto, con la sensazione netta di non essere stato all’altezza. Fu in quel frangente, complice un insieme di fattori, che per la prima volta si convinse di dover chiudere con la musica, percependo il suo progetto artistico come giunto al capolinea. Sanremo, lo paragona ora, è come la Champions League: richiede una preparazione specifica, un organicità che forse, ammette con onestà, non è mai stata nelle sue corde. E se all’epoca quella consapevolezza gli pesava come un macigno, oggi gli permette di guardare al Festival con occhi diversi, quelli di chi, invece di competere, sceglie di mettersi al servizio della kermesse con quello che sa fare meglio.
Proprio da questa personale rielaborazione del passato nasce l’idea della “pazza follia”, come ama definirla, che lo vede protagonista in questi giorni. L’ossessione per i luoghi non convenzionali, per le location strane in cui portare la musica, è un tarlo che Pezzali coltiva da tempo: all’estero, spiega citando l’America e artisti come Jimmy Buffett, è una pratica consolidata, e il sogno era di realizzarla anche in Italia. La scintilla è scoccata quando ha incontrato la disponibilità di Costa Crociere, un’azienda che ha dimostrato una “follia uguale e contraria” alla sua. Da quel connubio è nato “Max Forever – The Party Boat”, una residency di cinque concerti a tema, diversi ogni sera, che trasformano il ponte della nave in un palco galleggiante. Un’atmosfera che l’artista già respira come familiare, a dimostrazione di quanto questo progetto, per quanto atipico, rappresenti una dimensione autentica e sentita. Non è un caso, del resto, che la nave sia illuminata con scritta “Tutti cantano Sanremo”, a suggellare un’intesa che va oltre la semplice esibizione e che permette a Pezzali di vivere la città ligure da una prospettiva inedita e protetta, lontana dalle dinamiche competitive dell’Ariston.
Il 2026, in realtà, si preannuncia come un anno di trionfale rivincita e di conferme, un vero e proprio “Max Forever” declinato in molteplici forme. Il calendario dell’artista è fittissimo e testimonia una vitalità artistica che, a distanza di oltre trent’anni dal successo degli 883, non accenna a diminuire. Dopo l’esperienza sanremese, infatti, prenderà il via ad aprile il suo primo tour europeo, “Max forever – Goes to Europe”, con tappe che toccheranno Ginevra, Zurigo, Bruxelles, Parigi, Koper, Barcellona e Madrid, per poi approdare in estate, tra giugno e luglio, nei grandi stadi italiani. Quindici appuntamenti, tra cui le doppie date all’Allianz Stadium di Torino, allo Stadio Olimpico di Roma, al Dall’Ara di Bologna e il gran finale al Meazza di Milano, che hanno già fatto registrare numeri da capogiro con oltre seicentomila biglietti staccati e diversi sold out. Numeri che certificano un legame col pubblico che Pezzali stesso definisce viscerale e che rappresenta, a suo dire, la molla principale per continuare a salire sul palco: la voglia di rivedere negli occhi della gente quell’affetto che, dopo il primo San Siro del 2022, credeva fosse un premio una tantum, una sorta di celebrazione conclusiva.
Dalla serie tv alla residency di Milano, il cerchio si chiude
E non c’è solo la musica dal vivo a scandire questo periodo d’oro. Il racconto per immagini della sua storia prosegue con la seconda stagione della serie “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883”, attesa per ottobre su Sky e Now. Otto nuovi episodi che ripercorrono le vicende del duo che ha segnato un’epoca, un’operazione che l’artista guarda con tenerezza e che gli restituisce la consapevolezza di come quella normalità, all’epoca forse percepita come un limite, si sia rivelata la sua più grande risorsa. Ma la sorpresa più innovativa per il finale d’anno è la residency milanese all’Unipol Dome, ribattezzata “Max Forever – Stessa storia stesso posto stesso bar”. Sei date, il 22, 23, 26, 27, 29 e 30 dicembre, in cui l’artista promette di trasformare una delle arene più belle d’Europa nel bar di provincia più grande d’Italia, forse del mondo. Una sfida che riporta tutto il suo immaginario in una dimensione indoor, intima e al contempo spettacolare, chiudendo un cerchio che parte dal mare di Sanremo e approda al cuore pulsante della metropoli, senza mai perdere di vista quella cifra stilistica fatta di racconto quotidiano e di condivisione autentica. Un viaggio, il suo, che dopo aver sfiorato il baratro della rinuncia, sembra oggi non conoscere più ostacoli, alimentato da una creatività che attinge a piene mani dalla voglia di sperimentare e da un pubblico che non smette di seguirlo.




