L'addio a Zeudi Araya, la "ragazza dalla pelle di luna" che rivoluzionò il costume italiano

L'addio a Zeudi Araya, la ragazza dalla pelle di luna che rivoluzionò il costume italiano
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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Se n’è andata nella sua casa romana – lo ha reso noto il figlio Michelangelo Spano a distanza di una settimana esatta dal decesso – Zeudi Araya, attrice e produttrice simbolo di un’epoca di profonda trasformazione dei costumi italiani.

Aveva 75 anni e da tempo combatteva contro una lunga malattia che l’ha infine spenta domenica 24 maggio, circondata dall’affetto dei propri cari, i quali hanno espresso gratitudine verso quanti le sono stati vicini in questa fase, chiedendo al contempo il massimo rispetto per la riservatezza in un momento di dolore così privato.

Da Decamerè a Cinecittà, l’ascesa fulminea di una bellezza inaudita

Nata a Decamerè, in Eritrea, il 10 febbraio 1951, Zeudi era figlia di un politico e nipote di un ambasciatore; il suo nome, nella lingua tigrina, significa “corona imperiale”, quasi un presagio della grazia innata che l’avrebbe contraddistinta.

Fu eletta Miss Eritrea nel 1969, subito dopo il diploma, ma a cambiare le sorti della sua esistenza fu un viaggio nella Capitale: qui partecipò a uno spot pubblicitario per il Caffè Tazza d’Oro, una breve apparizione che le valse l’attenzione immediata del regista Luigi Scattini.

Fu proprio lui a volerla come protagonista assoluta nel film La ragazza dalla pelle di luna (1972), una pellicola che la lanciò improvvisamente nell’olimpo delle dive del cinema erotico italiano, un genere allora popolarissimo capace di attrarre folle immense nelle sale.

Un’icona di libertà che ridisegnò i canoni del cinema popolare

La sua bellezza solare, unita a un’eleganza innata che nulla aveva a che vedere con la volgarità, incarnava perfettamente quella ritrovata libertà di espressione sentimentale e sessuale degli anni Settanta.

Nel suo primo film interpretava una ragazza dei tropici capace prima di minare la stabilità di un matrimonio borghese, per poi favorirne il riavvicinamento; un ruolo che la consacrò definitivamente come sex symbol nazionale.

Tuttavia, ridurla a mero oggetto del desiderio sarebbe quantomeno riduttivo: basti pensare al successo di Il signor Robinson (1976) di Sergio Corbucci, dove vestì i panni di una procace “Venerdì” al fianco del compianto Paolo Villaggio, per capire quanto quel personaggio fosse ormai radicato nell’immaginario collettivo.

La metamorfosi in produttrice e la tutela di un’eredità preziosa

Nel 1983 sposò il leggendario produttore Franco Cristaldi – con testimoni d’eccezione come Monica Vitti e Francesco Rosi – e fu proprio quella unione a segnare un ulteriore, decisivo salto di qualità nella sua carriera.

Alla morte di lui, sopraggiunta improvvisamente nel 1992, Zeudi non si limitò a piangere la scomparsa del marito, ma prese in mano le redini della Cristaldifilm, diventando una delle poche donne dell’epoca a ricoprire un ruolo di vertice nella produzione cinematografica nazionale.

Fu lei, in questo periodo, a difendere e rilanciare l’immenso catalogo storico della casa di produzione, dimostrando un acume imprenditoriale non comune e una determinazione che l’allontanarono definitivamente dai riflettori della cronaca rosa per proiettarla in una sfera più autorevole e riservata.

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