Il governo iraniano ribadisce la sfiducia verso gli Stati Uniti e nega assegni in bianco sul fronte negoziale
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Redazione Esteri
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Non c’è fiducia nelle parole del nemico, né tanto meno nelle sue promesse. A dichiararlo, con la consueta fermità retorica che contraddistingue gli ambienti politici della Repubblica Islamica, è stato Mohammad Bagher Qalibaf, presidente del Parlamento iraniano e figura di spicco nell’attuale fase di trattative indirette con Washington.
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L’avvertimento, rilanciato dai media di Stato a seguito della sua rielezione alla guida dell’assemblea legislativa, giunge in un momento di particolare frizione diplomatica, complicata ulteriormente dall’invio, da parte del presidente americano Donald Trump, di una bozza di intesa ritenuta da Teheran ancora più restrittiva rispetto alle versioni circolate nei giorni scorsi. cagliarinews24 +3
Se da un lato i canali ufficiali statunitensi, attraverso fugaci notizie riportate da testate come il New York Times e Axios, accennavano a un possibile riavvicinamento, dall’altro il fronte iraniano ha subito chiarito quale sia la propria posizione di partenza, ovvero la totale assenza di un mandato in bianco per gli americani. cagliarinews24 +3
La linea rossa di Teheran tra risultati tangibili e sovranità economica
Nel dettaglio, le parole di Qalibaf – che secondo l’agenzia di stampa ufficiale IRNA ha parlato durante una sessione parlamentare in videoconferenza – sono parse un monito diretto contro qualsiasi tentativo di pressione unilaterale.
Il criterio di valutazione per l’Iran, ha spiegato il negoziatore capo, non può basarsi su dichiarazioni d’intenti, ma esclusivamente su “risultati concreti” che garantiscano i diritti della nazione iraniana. giornaledellumbria +3
È una posizione, questa, che ricalca la dottrina della massima diffidenza verso l’alleato occidentale, ritenuto colpevole – agli occhi di Teheran – di aver più volte violato gli impegni presi in passato, come nel caso dell’accordo sul nucleare del 2015 (JCPOA), da cui Trump si è ritirato durante il suo primo mandato. cagliarinews24 +3
Tra le condizioni non negoziabili poste sul tavolo dalla delegazione iraniana, emerge con insistenza la richiesta di sblocco di una tranche consistente di asset finanziari congelati: fonti vicine ai media locali hanno parlato di una cifra pari a 12 miliardi di dollari, la cui liberazione sarebbe considerata propedeutica a qualsiasi passo avanti sostanziale nella mediazione.
Senza quella certezza economica, avvertono i funzionari di Stato, non vi sarà alcuna ratifica di un'intesa. rainews +3
L’intransigenza di Trump e lo stallo sullo Stretto di Hormuz
Sul fronte opposto, la mossa di Trump – che ha rispedito al mittente le bozze precedenti con emendamenti più severi – sembra aver inasprito ulteriormente il clima, allontanando quella che solo settantadue ore prima veniva descritta come un’intesa imminente.
Le modifiche apportate dall’amministrazione della Casa Bianca, sebbene non dettagliate analiticamente dalla stampa occidentale per mancanza di testi ufficiali divulgati, sarebbero focalizzate principalmente sulla gestione dello Stretto di Hormuz e sullo smantellamento delle scorte di uranio arricchito. gds +3
Una richiesta, quest’ultima, che i media iraniani hanno prontamente smentito come infondata, sostenendo che nessuna clausola del memorandum attualmente in esame preveda la distruzione dei materiali nucleari. Parallelamente, la questione del transito marittimo resta un nodo cruciale: Teheran rivendica il diritto di gestire il canale in piena sovranità, magari imponendo dazi amministrativi, mentre Washington preme per una riapertura totale e libera da vincoli per il traffico commerciale. giornaledellumbria +3
È uno scontro, questo, che vede coinvolte non solo le cancellerie, ma le flotte mercantili e gli equilibri energetici globali, considerando che attraverso quelle acque transita una fetta significativa del petrolio mondiale. qds +3
La deterrenza militare come leva negoziale secondo Qalibaf
A corroborare la fermezza della controparte iraniana, sono giunte inoltre dichiarazioni particolarmente dure da parte dello stesso Qalibaf circa il ruolo effettivo della diplomazia.
In un post pubblicato sulla piattaforma X (ex Twitter) nei giorni scorsi, il presidente del Parlamento aveva già messo in guardia l’interlocutore statunitense, affermando che le concessioni non si ottengono “attraverso il dialogo, ma con i missili”, e che nei negoziati ci si limita a rendere comprensibili tali rapporti di forza. cagliarinews24 +3
Una filosofia, questa, che spiega perché il governo iraniano rifiuti qualsiasi ipotesi di fiducia preventiva: la strategia di Teheran, in questo frangente di cessate il fuoco fragile e sporadici scambi di attacchi limitati, è quella di procedere per passi condizionati, chiedendo garanzie reali prima di ogni propria mossa attuativa. qds +3
Lo stesso portavoce della diplomazia iraniana, ribadendo il concetto durante l'insediamento del nuovo ufficio di presidenza del Parlamento, ha avvertito che l’approvazione finale di un testo è subordinata alla certezza assoluta che gli interessi nazionali siano preservati, senza cadere – come recita una delle sue metafore politiche – nella “trappola di conflitti prolungati e logoranti”. cagliarinews24 +3




