La crisi globale dei semiconduttori spinge i colossi del pc verso le memorie made in China

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Mentre l’intelligenza artificiale, la cui fame di dati è insaziabile, assorbe quantità industriali di memorie per alimentare i suoi data center, il mercato globale delle RAM si trova in una condizione di stremo. Questa corsa agli approvvigionamenti, che sta prosciugando le scorte disponibili, ha creato un vero e proprio collo di bottiglia, spingendo i prezzi dei moduli DDR4 e DDR5 verso livelli che molti definiscono proibitivi. Una situazione, questa, che costringe gli attori storici del settore a ripensare le proprie catene di fornitura in tempi brevissimi, guardando per la prima volta con attenzione concreta a soluzioni alternative che fino a poco tempo fa sarebbero state considerate marginali.

Una valida opzione dall'est

Proprio in questo contesto di penuria generalizzata, stando a quanto riportato da Nikkei Asia, alcuni dei più importanti produttori di personal computer al mondo – come HP, Dell, Acer e Asus – hanno avviato contatti esplorativi con la cinese ChangXin Memory Technologies (CXMT). L’obiettivo, niente affatto scontato, è quello di validare i moduli di memoria DDR5 prodotti dall’azienda asiatica, con la speranza di poterli integrare nei propri dispositivi già entro la fine dell’anno corrente. Una mossa che, se portata a compimento, segnerebbe una svolta significativa nella geografia produttiva del settore, tradizionalmente dominata da player sudcoreani, taiwanesi e statunitensi.

La doppia crisi: memorie e processori

La carenza di componenti non risparmia, del resto, nemmeno il cuore dei sistemi di calcolo. Parallelamente alla scarsità di RAM, infatti, il mercato dei processori server vive una fase di forte tensione. Sia Intel che AMD, come riferito da Reuters, hanno comunicato ai propri clienti in Cina ritardi molto sostanziali nelle consegne, che in alcuni casi – particolarmente per Intel – possono dilatarsi fino a sei mesi. Ritardi che, sommandosi a quelli per l’acquisto delle memorie, rischiano di paralizzare interi segmenti industriali, costringendo le aziende a rivedere i propri piani produttivi in una logica di continua e frustrante attesa.

Le ripercussioni a valle

L’effetto domino di questa duplice carenza si sta già riverberando, com’era prevedibile, sul mercato finale. L’aumento dei costi delle materie prime e la difficoltà nel reperirle si traducono inevitabilmente in rincari per i prodotti finiti, dai server aziendali ai notebook consumer, con un impatto diretto sulle tasche degli utenti. È questa pressione sulla redditività e sulla capacità di consegna a spingere i grandi assembler a cercare con urgenza fornitori alternativi, rompendo di fatto consolidati equilibri commerciali. La possibile entrata in scena di CXMT, sebbene ancora in una fase di valutazione, rappresenta quindi un tentativo concreto di trovare uno sbocco a una crisi che non accenna a placarsi, modificando potenzialmente gli assetti della supply chain tecnologica globale.

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