Milan, la petizione contro Furlani supera le 25mila firme: la palla passa a Cardinale
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Redazione Sport
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È un atto dovuto, quasi catartico, quello a cui stiamo assistendo in queste ore caldissime nella tana del Diavolo. Non si tratta – e sarebbe troppo semplicistico ridurla a questo – della classica sfuriata da post partita destinata a dissolversi con la prima pioggia. La petizione lanciata su Change.org, che ha varcato la soglia delle 25mila adesioni in poco più di ventiquattr’ore, rappresenta un termometro piuttosto preciso della febbre che attanaglia il tifo rossonero, una febbre alimentata da una gestione che, a loro modo di vedere, ha sacrificato l'identità sportiva in nome di una ferrea disciplina di bilancio.
L’iniziativa, partita quasi per gioco sui social mercoledì scorso per mano di un supporter, ha assunto in fretta le dimensioni di un movimento trasversale; vi hanno aderito non solo gli ultras più caldi ma anche quella fetta di pubblico moderato che generalmente evita le contestazioni plateali. L’uomo nel mirino è Giorgio Furlani, amministratore delegato dal dopo-Gazidis, accusato di rappresentare un “ostacolo allo sviluppo sportivo” del club. Nel testo della petizione, che potrà essere inoltrata ufficialmente al proprietario Gerry Cardinale una volta raggiunti ulteriori traguardi di popolarità sulla piattaforma, gli si contesta un approccio definito “rigidamente orientato a logiche finanziarie”, un approccio che avrebbe prodotto un “progressivo impoverimento della visione competitiva”.
La protesta si sposta dal web al prato di San Siro
Se la rivoluzione digitale ha fornito il megafono, sarà il caldo pomeriggio di domenica a San Siro a decretare il volume della contestazione. La Curva Sud, che nelle ultime settimane aveva già fatto sentire la propria voce contro la società, ha annunciato una protesta organizzata in occasione del match contro l’Atalanta. Una mobilitazione, questa, che promette di essere visibile sia all’esterno dell’impianto che sugli spalti, anche se – ed è un dettaglio non secondario – il sostegno alla squadra durante i novanta minuti non verrà meno, per non mettere a rischio l’obiettivo Champions League.
Vale la pena di ricordare, per comprendere la portata del fenomeno, che non si ricordano episodi analoghi nel calcio italiano recente, dove una figura dirigenziale monolita come quella di un amministratore delegato sia stata presa di mira con tale virulenza da una petizione pubblica. Furlani, nella narrazione dei firmatari, è la personificazione di una “tecnocrazia gestionale” che avrebbe trasformato il Milan da club ambizioso a “realtà percepita come priva di direzione sportiva chiara”. Una critica, questa, che investe inevitabilmente anche Gerry Cardinale, proprietario di RedBird, il quale ora si trova davanti a un bivio obbligato: assecondare la piazza o blindare il suo CEO.
Le ripercussioni su un ambiente già incandescente
La tensione, è evidente, non è mai stata così alta nemmeno nei momenti bui della gestione Elliott. A rendere il tutto più intricato ci pensano poi le dinamiche interne, quelle che solitamente restano confinate nei corridoi di Milanello ma che ogni tanto riaffiorano. La semplice raccolta di firme, certo, non ha alcun valore legale formale; non esiste un articolo del codice civile che obblighi un amministratore delegato a dimettersi per via di un sondaggio su internet. Tuttavia, sul piano della credibilità e dell’immagine – come sottolineato anche da alcune voci del giornalismo sportivo – il danno per Furlani è ormai concreto e difficilmente arginabile con i soliti comunicati ufficiali.
Il paragone con le contestazioni del passato, magari quelle subite da Adriano Galliani durante i periodi di magra, regge solo in apparenza. Oggi la comunicazione è orizzontale e la frustrazione del tifoso medio si condensa in hashtag come #FurlaniOut, diventati virali in poche ore. Si tratta di una forma di protesta che, sebbene “pacifica” come ribadito dagli stessi organizzatori, lascia sul campo macerie pesanti: la frattura tra la proprietà americana e la piazza italiana non è mai sembrata così irreparabile.
Tecnocrazia e sentimento: uno scontro generazionale?
Quel che emerge, leggendo le motivazioni di chi ha firmato, è la denuncia di una certa freddezza percepita nel rapporto con l’ambiente. Viene criticata una “mancanza di connessione” e una “totale assenza di empatia” da parte del vertice, elementi difficili da bilanciare quando si governa una delle macchine più emotive del calcio mondiale. Per i tifosi, Furlani sarebbe il braccio esecutivo di una strategia che subordina l’acquisto di un calciatore al solo valore dell’ammortamento, dimenticando che il Milan, come scriveva qualcuno, è principalmente “storia, prestigio e passione”.
Così, mentre la squadra prepara la delicata sfida contro l’Atalanta per blindare il piazzamento europeo, fuori dal campo la bufera non accenna a placarsi. E la “palla”, recita ormai il ritornello dei tifosi, passa interamente a Gerry Cardinale. Se quest’ultimo deciderà di ignorare il tam tam delle 25mila (e chissà quante altre) firme, lo farà sapendo di calpestare un sentimento diffuso che rischia di avvelenare ogni futura iniziativa di marketing o campagna abbonamenti. La partita, insomma, è appena iniziata ma si gioca già sul filo di lana della pazienza popolare.




