Buste paga più pesanti per i 3,8 milioni di lavoratori privati che hanno rinnovato i Ccnl dal 2024 e hanno un reddito fino a 33 mila euro
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Redazione Economia
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Saranno i cedolini di marzo, quelli che i dipendenti del settore privato inizieranno a ricevere nei prossimi giorni, a riflettere per la prima volta gli effetti della manovra sul potere d’acquisto, con un meccanismo che di fatto introduce una flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali: una misura che, secondo le simulazioni della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, vale tra i 190 e gli 851 euro netti annui a seconda del comparto e del livello di inquadramento, e che interessa quei lavoratori il cui reddito 2025 non abbia superato i 33mila euro, purché i rinnovi siano stati sottoscritti dal primo gennaio 2024 al 31 dicembre 2026.
L’agevolazione, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 2/E del 24 febbraio, non si applica all’intera retribuzione ma esclusivamente alla quota di incremento che confluisce nella cosiddetta retribuzione diretta – le dodici mensilità ordinarie, la tredicesima e la quattordicesima – e si estende, seppur limitatamente alla parte integrata dal datore di lavoro, anche agli istituti indiretti come la malattia, la maternità o l’infortunio, mentre restano esplicitamente esclusi gli scatti di anzianità, le prestazioni di lavoro straordinario, le indennità di turno e il trattamento di fine rapporto, che continueranno a essere tassati con le aliquote ordinarie.
A beneficiarne, secondo le stime, sono circa 3,8 milioni di lavoratori, per i quali il risparmio d’imposta varia sensibilmente in base all’entità dell’aumento contrattuale effettivamente erogato nel 2026: la Fondazione Studi ha preso in esame tre contratti collettivi rinnovati dopo il 2024 – quello del commercio, delle telecomunicazioni e dei metalmeccanici – e ha calcolato che per un dipendente del commercio di secondo livello, con una retribuzione annua lorda di 31.400 euro e un incremento previsto di 2.698 euro, il vantaggio può arrivare fino a 851 euro, mentre per un lavoratore delle telecomunicazioni di sesto livello, con Ral di 30.248 euro e un aumento di 1.709 euro, il risparmio si attesta poco sopra i 500 euro; per i metalmeccanici, infine, le cifre variano dai 250 euro di un livello B1 con Ral di 30.529 euro e aumento di 841 euro, fino ai 188 euro di un livello D1 con Ral di 22.989 euro e incremento di 634 euro.
Il meccanismo della flat tax al 15% su notturni e festivi
Parallelamente alla misura sui rinnovi contrattuali, la legge di Bilancio 2026 introduce per il solo anno in corso un’ulteriore imposta sostitutiva, stavolta nella misura del 15%, che riguarda le maggiorazioni e le indennità corrisposte per il lavoro notturno, quello festivo, i riposi settimanali e il lavoro a turni: un beneficio che si applica entro un tetto massimo di 1.500 euro lordi annui e che è riservato ai dipendenti del settore privato con un reddito 2025 non superiore a 40mila euro, esclusi i lavoratori del comparto turismo, stabilimenti termali e pubblici esercizi per i quali la manovra ha previsto un differente trattamento integrativo speciale.
I consulenti del lavoro hanno simulato anche l’impatto di questa seconda agevolazione, ipotizzando due scenari: con un monte di 1.500 euro interamente assoggettabile alla tassa piatta, il risparmio va da un minimo di poco inferiore agli 80 euro per chi ha un reddito annuo lordo di 12mila euro fino a un massimo di 690 euro per chi arriva a 40mila euro; se invece si considerano 1.000 euro di trattamenti accessori agevolabili, il vantaggio oscilla tra i 52 euro e i 417 euro, a dimostrazione di come il meccanismo premi in misura più che proporzionale i redditi più alti entro i limiti fissati dalla norma. In entrambi i casi, l’applicazione dell’imposta sostitutiva è automatica in capo al sostituto d’imposta, che provvederà al versamento con gli appositi codici tributo istituiti dalla risoluzione dell’Agenzia, ferma restando la possibilità per il lavoratore di rinunciarvi per iscritto qualora ritenga più conveniente la tassazione ordinaria, magari in virtù di specifiche detrazioni o deduzioni personali.
Spetta quindi ai datori di lavoro, sulla base delle dichiarazioni rese dai dipendenti attraverso le Certificazioni Uniche o, in mancanza, tramite un’autocertificazione, applicare correttamente le nuove aliquote, consapevoli che eventuali errori potranno essere corretti in sede di dichiarazione dei redditi, dove il lavoratore potrà comunque optare per il regime ordinario se più favorevole. Una complessità, questa, che riflette la natura sperimentale e temporalmente circoscritta delle misure, pensate per dare ossigeno ai redditi da lavoro dipendente in un momento di rincari e di trattative contrattuali, ma che al contempo impone agli uffici paghe e ai consulenti un supplemento di attenzione nella gestione dei cedolini di marzo e dei prossimi mesi.




