Lucio Corsi, dalla ribalta di Sanremo alla storia di una chitarra partigiana
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Lucio Corsi, il cantautore toscano che ha conquistato l’Ariston con la sua disarmante sincerità, è oggi uno dei nomi più discussi nel panorama musicale italiano. Al 75° Festival di Sanremo, dove si è classificato secondo con un distacco minimo dall’astro nascente Olly, Corsi ha lasciato un segno indelebile, non solo per il suo brano “Volevo essere un duro”, ma anche per la capacità di trasformare la sua fragilità in un punto di forza. La canzone, un racconto intimo e ironico sui piani di vita che sfumano, ha conquistato il Premio della Critica Mia Martini e ha fatto il giro del web, diventando un inno per chi cerca di trovare bellezza nell’imperfezione.
Ma il successo di Corsi non è nato dal nulla. Già nel 2015, durante l’Artico Festival di Bra, il cantautore aveva mostrato i primi segni del suo talento, sebbene il grande pubblico lo abbia scoperto solo quest’anno. Bergamo, in particolare, è stata una delle prime città a riconoscere il suo potenziale, quando ancora il suo nome non risuonava nei palcoscenici più importanti. Oggi, con i concerti già sold-out e una fanbase in crescita esponenziale, Corsi rappresenta un caso raro di artista che unisce profondità artistica e appeal popolare.
Non solo musica, però. Lucio Corsi ha dimostrato di avere un rapporto particolare anche con la moda. Durante il Festival di Sanremo 2025, ha scelto di non affidare i suoi outfit a nessun brand, preferendo un approccio “fai-da-te” che però nasconde una storia più complessa. Nel 2018, infatti, aveva sfilato per Gucci, dimostrando di saper muoversi con disinvoltura anche nel mondo della moda. Una scelta, quella di vestirsi da solo, che riflette la sua filosofia di vita: autenticità sopra ogni cosa.
E poi c’è la chitarra Wandrè, strumento iconico che Corsi ha portato con sé durante la finale di Sanremo. «Stasera mi vesto chitarra Wandrè», aveva scritto sui social, definendola la sua Excalibur. Quello che molti non sanno è che dietro questo strumento si nasconde una storia affascinante. Il liutaio partigiano che la creò, quasi sconosciuto al grande pubblico, è stato ammirato da leggende come Bob Dylan e Frank Zappa. Una chitarra che, oltre al suono unico, porta con sé un pezzo di storia, diventando quasi un’estensione della personalità di Corsi.




