Caduto dal tetto a Ravenna, il 21enne Rayan Lassoued non ce l’ha fatta: la procura indaga per omicidio colposo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notizia, purtroppo, era nell’aria da quelle quarantotto ore trascorse nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale ‘Bufalini’ di Cesena. È morto sabato sera, dopo due giorni di agonia, Rayan Lassoued, il giovane operaio di 21 anni che giovedì pomeriggio era precipitato da un’altezza di circa 8-10 metri mentre lavorava all’interno di un capannone nella zona artigianale delle Bassette, alle porte di Ravenna. Il decesso, dichiarato ufficialmente nella serata dell’11 aprile, ha trasformato una pratica amministrativa in un vero e proprio giallo giudiziario: la procura, che inizialmente aveva aperto un fascicolo per lesioni colpose aggravate da eventuali violazioni della sicurezza sul lavoro, lo ha infatti riconfigurato in omicidio colposo. Lui, Rayan, nato a Rimini ma residente a Cesena, dipendente di una ditta esterna specializzata in lattoneria e manutenzioni edili, non ha mai più ripreso conoscenza dopo il volo di quella mattina.

La dinamica dell’incidente e i rilievi dei carabinieri

Quello che resta, in attesa delle perizie tecniche, è il racconto frammentato di una caduta avvenuta poco dopo le 16 di giovedì 9 aprile. Secondo le prime ricostruzioni effettuate dai carabinieri del Radiomobile – intervenuti sul posto insieme agli ispettori della Medicina del Lavoro dell’Ausl Romagna – il 21enne stava eseguendo operazioni di manutenzione sulla copertura superiore di un’officina meccanica per veicoli pesanti, in via Ricasoli. A un certo punto, forse per il cedimento improvviso di un pannello laterale o perimetrale, ha perso ogni appiglio, precipitando all’interno dello stabile. Il volo è stato fatale: trasportato d’urgenza in elicottero dai sanitari del 118, Rayan è arrivato al ‘Bufalini’ intubato e in codice di massima gravità, ma non c’è stato nulla da fare per salvargli la vita.

La svolta giudiziaria: il fascicolo per omicidio colposo

Con la morte del ragazzo, la posizione del pm di turno, Ylenia Barbieri, è inevitabilmente cambiata. Il fascicolo aperto giovedì per lesioni colpose si è convertito in un’indagine per omicidio colposo, aggravato dall’eventuale violazione delle norme antinfortunistiche. Gli inquirenti stanno ora cercando di stabilire con esattezza la catena di responsabilità: se Rayan fosse dotato dei necessari dispositivi di protezione individuale, come imbracature o linee vita, o se il cantiere rispettasse le norme relative ai ponteggi e ai parapetti. Le testimonianze dei presenti e i rilievi tecnici sul tetto dell’officina – dove si cercheranno tracce di cedimenti strutturali o mancanze nella segnalazione dei rischi – saranno determinanti per decidere se e quali nomi finiranno nel registro degli indagati.

L’ultimo gesto della famiglia: la donazione degli organi

Nel dramma della perdita di un figlio, c’è stato un ultimo, disperato atto d’amore. La madre del giovane, Adriana, ha annunciato che la famiglia ha deciso di donare gli organi di Rayan. Un gesto che, nel silenzio della camera ardente e davanti allo strazio social dei parenti – la zia Noura lo ha definito “anche mio figlio” – restituisce un barlume di speranza ad altre vite. La donna lo ha ricordato sui social con una foto accompagnata dalla scritta “Rayan vive”, descrivendolo come un ragazzo “speciale, educato e generoso” che amava le macchine e che si era diplomato all’alberghiero prima di iniziare questa nuova avventura lavorativa, iniziata il 20 febbraio scorso. Una carriera, la sua, durata appena qualche mese e stroncata da quella che la madre ha definito amaramente come una “maledetta” caduta.

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