Torino, assalto a "La Stampa": la rete degli antagonisti e le polemiche sui centri sociali
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Redazione Interno
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La violenta irruzione di militanti, appartenenti a frange antagoniste e centri sociali, nella storica sede torinese del quotidiano La Stampa continua ad aprire scenari complessi, andando ben oltre il mero episodio di devastazione. Quell’assalto, compiuto nel corso di una manifestazione per la liberazione di un imam detenuto, ha infatti innescato una reazione a catena che intreccia indagini di polizia, prese di posizione sindacali e una sottile tela di solidarietà tra gruppi militanti distanti geograficamente ma vicini nelle ideologie. La Digos, come emerso dalle prime ricostruzioni, ha già proceduto all’identificazione di un numero consistente di persone, circa tre dozzine, sospettate di aver partecipato all’azione contro la redazione di via Lugaro.
Solidarietà trasversale e il caso dello striscione romano
Mentre le condanne istituzionali, per fortuna, non si sono fatte attendere – con il segretario regionale dell’Adp Davide Grittani e quello nazionale Gaspare Maiorana che hanno parlato senza mezzi termini di “attacco inaccettabile alla libertà di stampa” –, dall’altro lato è apparso significativo il gesto di sostegno giunto da Roma. Su un muro di Porta Maggiore, infatti, è comparso uno striscione che, firmato dal collettivo Militant, esprimeva piena “solidarietà ai compagni torinesi”, chiaro riferimento agli attivisti del centro sociale Askatasuna indagati per i fatti. Un segnale, questo, che dimostra come simili episodi non rimangano confinati nella cronaca locale, ma diventino rapidamente bandiera e momento di coagulo per una certa area di antagonismo.
Il faro dei media sull’Askatasuna e la posizione politica
Proprio il ruolo del centro sociale Askatasuna, da tempo al centro di polemiche, è stato ulteriormente messo sotto i riflettori da un servizio televisivo trasmesso da Rai3, il quale avrebbe documentato la presenza al suo interno di diversi antagonisti. Questa circostanza ha offerto il destro a esponenti di Fratelli d’Italia, come l’assessore regionale Maurizio Marrone e la vicecapogruppo alla Camera Augusta Montaruli, per ribadire con forza le loro critiche all’amministrazione comunale di Torino, accusata di non vigilare adeguatamente su quei luoghi. Le loro dichiarazioni hanno sottolineato come il centro venga apertamente rivendicato come rifugio e base operativa da chi lo abita, alimentando un dibattito sulla gestione di tali spazi che va ormai avanti da anni.
Le altre ombre della cronaca: il premio contestato
In un contesto già così teso, un’ulteriore onda di polemiche, per quanto distinta dai fatti torinesi, ha investito la relatrice Onu Francesca Albanese, alla quale è stato recentemente conferito il premio giornalistico intitolato alla memoria di Marco Luchetta e degli altri reporter Rai uccisi in missione. La decisione ha scatenato un vespaio di critiche, partite in particolare dalla comunità ebraica triestina e rapidamente dilagate sulle piattaforme social, dove molti cittadini hanno espresso forte dissenso e perplessità sull’opportunità di quel riconoscimento, in una miscela esplosiva di sentimenti che tocca nervi scoperti della discussione pubblica.




