Yamaha, la sfida del cambio automatico: dalla MT-09 alla Tracer 7, ecco come cambia la guida
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il vento del cambiamento, nel motociclismo, soffia deciso dalla casa di Iwata, che con l’introduzione del sistema Y-AMT, acronimo di Yamaha Automated Manual Transmission, sta ridisegnando l’esperienza di guida su due delle sue naked e crossover più rappresentative. Da un lato la MT-09, proposta nella versione SP per i puristi e in quella Y-AMT per chi cerca il futuro, dall’altro la Tracer 7, la sport-tourer di media cilindrata che per il 2026 adotta questa stessa tecnologia dopo un profondo aggiornamento ciclistico avvenuto lo scorso anno. L’approccio, però, è duplice e le filosofie, a ben guardare, quasi contrapposte, pur partendo da una base tecnica comune che merita di essere analizzata.
Partiamo dalla MT-09, la naked dal tre cilindri CP3 da 889 cc capace di erogare 119 CV. In questo caso, la casa nipponica mette sul piatto due interpretazioni diametralmente opposte del concetto di sportività. La versione SP, che potremmo definire il canto del cigno della tradizione, monta una ciclistica di altissimo profilo: forcella Kayaba con steli trattati DLC, un ammortizzatore Öhlins regolabile da remoto e, ciliegina sulla torta, pinze freno monoblocco Brembo Stylema, il tutto impreziosito da quattro riding mode aggiuntivi pensati per l’utilizzo in pista. È la risposta a chi cerca il feedback più diretto e viscerale, con un cambio manuale tradizionale che, grazie al quickshifter bidirezionale, regala cambiate in un battito di ciglia.
Dall’altra parte dello schieramento troviamo la MT-09 Y-AMT, che condivide con la SP lo stesso telaio Deltabox in alluminio e lo stesso propulsore, ma abbandona la leva della frizione e il pedale del cambio. Al loro posto, due attuatori elettrici – piccoli motori che pesano complessivamente solo 2,8 kg in più rispetto alla controparte manuale – gestiscono le cambiate in automatico o tramite due palette al manubrio. Una differenza tecnica che si traduce in un prezzo di listino inferiore di circa 1.500 euro rispetto alla SP, posizionando la Y-AMT come proposta tecnologicamente avanzata ma meno estrema. La prova su strada, effettuata nel traffico metropolitano, ha dimostrato come il sistema automatizzato azzeri la fatica nelle situazioni di stop and go, dove la SP richiederebbe decine e decine di azioni sulla frizione. Ma la vera sorpresa, per i tester, è arrivata sui percorsi misti: liberati dall’incombenza della cambiate manuali, ci si può concentrare maggiormente sulla traiettoria, scoprendo che il cambio Y-AMT, in modalità manuale, regala un coinvolgimento diverso ma altrettanto appagante, quasi ludico.
La crossover che cambia pelle: la Tracer 7 Y-AMT
Se sulla MT-09 il sistema Y-AMT si innesta su un modello già consolidato, per la Tracer 7 il discorso è più complesso e parte da lontano. La sport-tourer, che monta il bicilindrico CP2 da 689 cc e 73 CV, aveva già ricevuto una profonda rivisitazione nel 2025, con interventi sostanziali alla ciclistica: il telaio è stato irrobustito, il forcellone allungato di 40 mm e l’avancorsa aumentata, tutto per migliorare la stabilità e l’abitabilità. Con l’arrivo dell’elettronica RBW (Ride by Wire) e del cruise control, la base era già pronta per accogliere la trasmissione automatizzata. La Tracer 7 Y-AMT, presentata per il 2026, eredita dunque un pacchetto ciclistico completamente rinnovato, a cui aggiunge i medesimi attuatori elettrici visti sulla MT-09, con un sovrapprezzo di 600 euro rispetto alla versione manuale.
Il confronto con la concorrenza, in particolare con l’esperienza di Honda e del suo storico DCT (Dual Clutch Transmission), diventa a questo punto inevitabile. La casa di Tokyo, forte di una lunga esperienza, propone la NC750X DCT, una crossover che parte da un presupposto opposto: qui l’ergonomia è studiata per il massimo relax, con una sella più bassa (802 mm) e una posizione di guida che ricorda quasi quella di uno scooter. Il motore, un bicilindrico da 745 cc, eroga solo 59 CV ma con una coppia generosa disponibile a regimi più bassi, assecondando alla perfezione la filosofia del cambio a doppia frizione, più votato al comfort e alla fluidità che alla sportività. La Yamaha, invece, mantiene un'impostazione più dinamica: la Tracer 7 Y-AMT, pur nel comfort della crossover, non dimentica il suo DNA legato alla MT-07, e il cambio robotizzato, specialmente nella guida più allegra, spinge il pilota a giocare con le palette, cambiando marcia più del necessario per il puro gusto di farlo. La risposta del motore, pronto e so ai medi regimi, asseconda questo atteggiamento, regalando una guida che alcuni hanno definito più "pulita" e fluida.
Due mondi a confronto, un solo denominatore comune
La differenza sostanziale tra le due filosofie emerge nell’utilizzo quotidiano. La NC750X DCT, con il suo vano al posto del serbatoio che può ospitare un casco integrale, resta la regina della praticità, anche se paga un peso superiore di circa 20 kg e una potenza inferiore. La Tracer 7 Y-AMT, dal canto suo, è una moto che ha cambiato marcia (è il caso di dirlo) anche nella sostanza: l’ergonomia è stata rivista con un manubrio più largo e alto, e la sella regolabile su due altezze, per offrire una protezione dall’aria e un comfort superiori rispetto al passato. In città, la modalità automatica D e D+ (più sportiva) permettono di dimenticarsi della cambiata, ma è fuori dal traffico che il sistema dà il meglio di sé. Se la MT-09 SP rimane l’oggetto del desiderio per chi cerca il massimo delle prestazioni e del feeling da pista, la versione Y-AMT – sia sulla naked che sulla Tracer – si candida come la scelta più razionale e tecnologicamente affascinante. Un’evoluzione che non è un compromesso, ma una diversa via al piacere di guida, dove la tecnologia non si frappone tra uomo e macchina, ma si propone come nuovo interprete di quel dialogo.




