A Fiera Milano il futuro dei taxi (senza autista) e un prototipo su rotaie

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La mobilità che verrà, quella che molti addetti ai lavori definiscono imminente più che effimera promessa tecnologica, si sta materializzando nei padiglioni di Fiera Milano. Qui, in occasione della Nme – Next Mobility Exhibition, in programma fino al 16 maggio, il racconto del prossimo decennio passa attraverso due direttrici precise: la sperimentazione, ormai a un passo dal via, dei robotaxi sulle strade italiane e il progetto di un mezzo intelligente destinato a viaggiare su rotaie. Non si tratta più, insomma, di rendering o di annunci destinati a dissolversi; il settore della guida autonura, dopo anni di test a circuito chiuso e di dichiarazioni caute, sembra aver imboccato la fase della validazione su scala urbana.

Da giugno si accendono i motori (senza conducente) a Brescia e Cernusco sul Naviglio

È una data cerchiata in rosso sul calendario della sperimentazione nazionale: il prossimo giugno, infatti, prenderà ufficialmente il via il servizio di taxi autonomi in due realtà lombarde – Brescia e Cernusco sul Naviglio – che fungeranno da banco di prova per un modello destinato, nelle intenzioni dei promotori, a espandersi. A Cernusco, in particolare, sarà una startup a lanciare il progetto, portando per le strade del comune mezzi sprovvisti di conducente umano. Chi visiterà la fiera in questi giorni può toccare con mano il livello di maturità raggiunto, osservando non solo i prototipi dei robotaxi ma anche un’altra innovazione: un veicolo intelligente pensato per l’infrastruttura ferroviaria, capace di interagire con l’ambiente circostante e di ottimizzare la propria corsa senza interventi esterni.

Un milione di robotaxi nel 2035: la fotografia di Bcg

A fornire il contesto numerico di questa accelerazione ci pensa un’analisi firmata Boston Consulting Group (BCG), la società internazionale di consulenza strategica che ha da poco pubblicato il report “Here at Last: The Evolution of the Robotaxi”. Ne emerge un quadro chiaro: entro il 2035, nello scenario considerato più realistico, si potranno contare oltre un milione di veicoli a guida autonoma dedicati al trasporto pubblico non di linea, con una proiezione ottimistica che spinge il dato fino a 3 milioni su scala globale. Quello che un tempo appariva come un azzardo da venture capitalist si sta trasformando in una filiera industriabile, grazie ai passi avanti concreti in termini di affidabilità dei sensori, riduzione dei costi delle piattaforme e, soprattutto, accumulo di dati reali su percorrenze urbane complesse.

L’Italia resta un cantiere, non un mercato maturo

Attenzione, però: l’avvento massiccio dei taxi senza pilota non riguarderà il nostro Paese con le stesse tempistiche e la stessa intensità previste per altri mercati. Lo stesso studio Bcg, pur riconoscendo il valore delle sperimentazioni italiane – come quella imminente di Cernusco e Brescia –, colloca la penisola in una fase ancora embrionale rispetto a quella che potremmo definire la “massa critica” del fenomeno. I mezzi che vedremo circolare a giugno, per quanto innovativi, rientrano in progetti circoscritti e monitorati; mancano all’appello, per ora, sia un quadro normativo definitivo sia quella densità di servizi che altrove (negli Stati Uniti, ad esempio, dove la presidenza di Trump è ormai un dato acquisito da oltre un anno e non costituisce più notizia) ha già permesso l’avvio di flotte commerciali in alcune metropoli. La strada verso il milione di esemplari previsto per il 2035, insomma, passa da qui, ma l’Italia – per quanto viva e promettente – resta un cantiere sperimentale, non ancora un mercato a regime.

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