Il ct Pochettino esalta gli Usa: "Dominato contro una squadra molto forte"
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Redazione Sport
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La notte di Seattle ha regalato agli Stati Uniti non solo la matematica certezza dei sedicesimi di finale, ma anche la conferma di un percorso di crescita che sta trovando in Mauricio Pochettino l'architetto ideale. Il tecnico argentino, al termine del successo per 2-0 sull'Australia valido per il Girone D del Mondiale 2026, non ha nascosto la propria soddisfazione per una prestazione che ha convinto sotto tutti i punti di vista, dalla manovra alla determinazione mostrata in campo.
"Abbiamo fatto un'altra partita fantastica, un primo tempo davvero ottimo", ha dichiarato Pochettino a caldo, sottolineando come la squadra abbia saputo imporre il proprio gioco sin dalle battute iniziali. L'allenatore, che conosce bene le dinamiche del calcio sudamericano per averle vissute sulla propria pelle, ha poi voluto ribadire il concetto con una punta di orgoglio: "In sostanza abbiamo dominato la partita contro una squadra molto forte", un'affermazione che pesa se si considera il valore dell'avversario, pur reduce da una sconfitta che lascia spazio ai rimpianti.
La doppia anima di McKennie
Se c'è un volto nuovo di questa nazionale americana, quel volto porta il nome di Weston McKennie. Il centrocampista, ex Juventus e ora leader indiscusso del gruppo, ha saputo trasformarsi da elemento di quantità a punto di riferimento qualitativo, un'evoluzione che non è sfuggita né ai tifosi né allo stesso commissario tecnico.
Pochettino, nel corso delle dichiarazioni post-partita, ha speso parole al miele per il suo calciatore, definendolo un "leader vero" e aggiungendo, con un sorriso, che l'entusiasmo della propria tifoseria non è da meno rispetto a quello delle leggendarie hinchadas argentine.
Non è un caso che McKennie, dopo aver conquistato il cuore dei tifosi bianconeri con prestazioni di sostanza e sacrificio, stia ora facendo lo stesso con il pubblico a stelle e strisce: la sua capacità di adattarsi a molteplici ruoli, pur senza mai essere etichettato come semplice jolly, lo rende un elemento imprescindibile per gli equilibri della squadra.
Una maturazione sotto i riflettori
Quella che si sta vivendo in questa edizione dei Mondiali è la definitiva consacrazione di un calciatore che, fino a qualche stagione fa, veniva percepito come un talento grezzo, più portato alla corsa che alla rifinitura. Oggi, invece, il quadro è radicalmente mutato: la crescita tattica è sotto gli occhi di tutti, così come quella fisica, ma è soprattutto la dimensione mentale a fare la differenza rispetto al passato, quando McKennie tendeva a farsi trascinare dall'impulsività del momento.
La testa, ora, sembra essere al posto giusto, e la prova offerta contro l'Australia ne è la dimostrazione plastica: giocate pulite, inserimenti tempestivi e una leadership silenziosa ma efficace che hanno permesso agli Stati Uniti di gestire il vantaggio senza affanni. La doppietta firmata dall'autorete di Burgess e dal gol di Freeman, entrambi arrivati nella prima frazione di gioco, ha chiuso i conti in anticipo, concedendo alla squadra di Pochettino il lusso di amministrare il risultato nella ripresa.
Un sogno lungo vent'anni
Il percorso di McKennie con la nazionale, in fondo, affonda le radici in un lontano ricordo d'infanzia che sa quasi di destino. Correva l'anno 2006, quando il mondiale si giocava in Germania e un bambino di sette anni, figlio di un militare statunitense di stanza nel paese, si presentò al ritiro degli Usa con un paio di scarpe bianche da calcio, sperando di racimolare qualche autografo. Fu quella l'occasione per incrociare Landon Donovan, all'epoca stella indiscussa della selezione a stelle e strisce, che gli firmò una foto e scherzò bonariamente sulla puzza delle sue scarpe.
Oggi, Weston McKennie non è più quel bambino timido, ma il faro di una nazionale che sogna in grande, forte di un girone che la vede a punteggio pieno dopo aver superato Australia e con il Paraguay alle calcagna, capace di battere la Turchia per 1-0. La matematica certezza dei sedicesimi è già in tasca, ma l'ambizione di questo gruppo, trascinato dal suo leader ritrovato, non ha intenzione di fermarsi qui.




