Manninger, l’ex portiere della Juventus, muore travolto da un treno a Salisburgo
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Redazione Sport
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Aveva scelto una vita lontana dai riflettori, Alexander Manninger, dopo aver appeso i guantoni al chiodo. E proprio in quella ritrovata quotidianità, fatta di gesti semplici e lontana dal rumore degli stadi, il destino gli ha teso un agguato letale. L’ex portiere austriaco, 48 anni, è morto ieri mattina in un incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Salisburgo, la sua città d’origine. Secondo una prima ricostruzione fornita dai media locali, l’auto sulla quale viaggiava sarebbe stata centrata in pieno da un convoglio a un passaggio a livello – pare privo di barriere – poco dopo le otto. Un impatto violentissimo, che non ha lasciato scampo al cinquantenne nonostante l’arrivo immediato dei soccorsi, accorsi sul posto ma costretti a constatarne il decesso.
L’incidente e le vittime
Il sinistro è avvenuto in una zona non lontana dal centro cittadino, lungo una tratta secondaria dove i treni regionali viaggiano a velocità sostenuta. Il macchinista, rimasto illeso così come tutti i venticinque passeggeri a bordo, non ha potuto fare nulla per evitare l’urto: la vettura condotta da Manninger sarebbe finita sui binari in un momento di scarsa visibilità, forse a causa di un errore di valutazione o di un malore. Nessuna ipotesi, al momento, è stata esclusa dagli inquirenti, anche se la dinamica sembra orientarsi verso un tragico incidente. Il personale sanitario giunto sul posto con un’eliambulanza ha solo potuto dichiarare il decesso dell’ex calciatore, il cui è stato poi trasferito all’obitorio per gli accertamenti di rito.
La carriera in Italia e il ricordo dei compagni
Manninger, nato a Salisburgo nel 1977, non era certo un volo passeggero nel panorama calcistico europeo. In Italia, dove ha militato per oltre un decennio, lo ricordano bene i tifosi di mezza penisola: dalla Fiorentina al Torino, passando per Bologna, Brescia e Siena. Ma è stato alla Juventus, tra il 2008 e il 2012, che ha lasciato il segno più profondo, vincendo uno scudetto (quello del primo ciclo post-Calciopoli) come secondo di Gigi Buffon. Proprio l’ex capitano azzurro, con il quale condivise spogliatoio e allenamenti, ha voluto ricordarlo con un messaggio intimo e toccante, sottolineando la lealtà e la professionalità di un uomo che non ha mai cercato la ribalta.
L’ex nazionale austriaco lontano dal calcio giocato
Dopo aver appeso le scarpe al chiodo, Manninger aveva fatto ritorno in Austria, dove conduceva un’esistenza riservata lontana dai campi da calcio. La sua parabola sportiva lo aveva visto protagonista anche con la maglia della nazionale austriaca, indossata dal 1999 al 2009. Un portiere solido, reattivo, capace di supplire con la tecnica a una statura non imperiale per il ruolo. La notizia della sua morte ha scosso l’ambiente calcistico europeo, ma senza clamori retorici: prevale un cordoglio misurato, all’altezza di un uomo che della discrezione aveva fatto un tratto distintivo. Le autorità di Salisburgo hanno aperto un’inchiesta per ricostruire l’esatta dinamica del sinistro, mentre il passaggio a livello è stato chiuso per i rilievi del caso.




