Ponte Morandi, il presidente Bucci: "Verità e giustizia per le vittime, ma il dolore non si colma"
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Redazione Interno
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"La sentenza rappresenta un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia. Nessuna decisione, però, può colmare il dolore delle famiglie, alle quali rinnoviamo la nostra più sincera vicinanza". Così il presidente della Liguria Marco Bucci, intervenuto questa mattina a Radio 24, ha commentato la sentenza di primo grado pronunciata ieri nel processo per il crollo del Ponte Morandi, cercando di trovare un equilibrio tra il rigore della legge e la ferita ancora aperta nella comunità genovese.
Le sue parole, pronunciate a caldo, hanno evitato qualsiasi valutazione tecnica sul merito della decisione, concentrandosi invece sull'aspetto umano di una tragedia che ha segnato indelebilmente il capoluogo ligure. L'auspicio, espresso con cautela, è che questo primo verdetto rappresenti un tassello fondamentale per chi, da quasi otto anni, attende risposte definitive.
Il commento del governatore e l'importanza del verdetto
"Non sta a me giudicare le sentenze e non le commento, anche perché non ho tutti gli elementi per farlo", ha proseguito Bucci, specificando che pur non entrando nel merito delle pene inflitte, il fatto stesso che un tribunale si sia espresso costituisce un elemento di svolta. Per il presidente della Regione, che ha seguito da vicino le complesse fasi istruttorie e le udienze, questo "primo passo" è importante non solo per i parenti delle vittime, ma anche per l'intero sistema Paese, chiamato a fare i conti con le proprie responsabilità infrastrutturali.
La cautela del governatore riflette la delicatezza del momento processuale, considerato che il percorso giudiziario è ancora lungo e che le parti coinvolte hanno già annunciato battaglia nei gradi successivi di giudizio, rendendo il verdetto di primo grado soltanto l'inizio di una contesa legale destinata a durare anni.
I fatti del crollo e il processo di primo grado
Giovedì 16 luglio, la procura di Genova ha depositato le motivazioni della sentenza del processo di primo grado per il crollo del viadotto Polcevera, noto a tutti come "Ponte Morandi", un'infrastruttura in calcestruzzo armato precompresso inaugurata nel 1967. Alto 45 metri e lungo 1182 metri, il ponte scavalcava il torrente Polcevera e alcuni quartieri popolosi della valle, fungendo da arteria fondamentale per i collegamenti tra Genova e Savona.
La mattina del 14 agosto 2018, in concomitanza con un violento nubifragio, il crollo di una sezione del viadotto, alta circa 40 metri, precipitò nel vuoto insieme a decine di auto e mezzi pesanti, causando la morte di 43 persone. Quella sciagura, le cui immagini fecero il giro del mondo, diede il via a un'inchiesta complessa che ha portato alla condanna di 32 imputati tra dirigenti e tecnici di Autostrade per l'Italia e del Ministero delle Infrastrutture.
Le condanne e la strategia della procura
Tra i condannati in primo grado spicca il nome di Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, che ha ricevuto una pena di 12 anni di reclusione. A lui si aggiungono altri 31 imputati, tutti coinvolti a vario titolo nella gestione e manutenzione dell'opera, che dovranno affrontare pene che complessivamente superano i cento anni di carcere.
Nel silenzio della Procura, però, già si respira aria di battaglia legale: l'obiettivo dichiarato è la difesa delle condanne inflitte dal Tribunale di Genova, con la ferma intenzione di ricorrere in appello e, se necessario, fino alla Cassazione.
La strategia degli inquirenti punta a preservare l'impianto accusatorio, cercando in particolare di far valere l'aggravante della violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, un aspetto che i giudici di prime cure non hanno invece riconosciuto come tale, ridimensionando di fatto la portata delle responsabilità penali legate alla sicurezza dei cantieri e alla manutenzione straordinaria.
Il verdetto, per quanto atteso, ha riaperto vecchie ferite e acceso il dibattito sulla responsabilità delle grandi opere pubbliche in Italia, un tema che va ben oltre la vicenda giudiziaria e che tocca la credibilità delle istituzioni e dei gestori infrastrutturali. Le famiglie delle vittime, che hanno seguito le udienze con compostezza ma con il dolore sempre vivo, ora attendono di conoscere i dettagli delle motivazioni per comprendere appieno il ragionamento dei giudici, nella speranza che la giustizia possa finalmente fare il suo corso senza ulteriori indugi.
Bucci, chiudendo il suo intervento, ha ribadito che la vicinanza della Regione non verrà mai meno, ma ha anche evitato di esprimersi sul futuro del nuovo ponte, progettato dall'architetto Renzo Piano e già intitolato a San Giorgio, preferendo lasciare che la cronaca giudiziaria segua il suo iter naturale.




