Mondiali, il "no" dell’America a Embolo: la condanna pesa sull’ESTA

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La nazionale svizzera è atterrata in California, ma il Boeing 777 della Swiss LX 40 – diretto a Los Angeles – aveva un posto vuoto in business class. Quello di Breel Embolo, l’attaccante del Rennes bloccato al gate di Zurigo a causa di una beffarda e improvvisa inversione di tendenza da parte delle autorità statunitensi: la sua autorizzazione ESTA, risultata regolare nella mattinata di martedì, è stata infatti messa in pausa alle 10.30, poche ore prima del decollo.

La stessa Associazione svizzera di football (ASF) ha chiarito che Embolo, lungi dall’essere stato abbandonato al proprio destino, «è assistito da un membro del nostro staff dell’agenzia di viaggi», e che l’obiettivo è farlo decollare nelle prossime ore, magari in tempo per aggregarsi al gruppo in vista dell’esordio nel Gruppo B.

Il retroscena giudiziario e il nodo delle "minacce gravi"

Mentre la Federazione evita di sbilanciarsi sui motivi specifici del ripensamento, l’ombra di una vicenda giudiziaria risalente a quasi un decennio fa si allunga sulla spedizione iridata. Secondo una ricostruzione del Blick – che non è una speculazione ma l’analisi di una pista concreta – lo stop sarebbe collegato a una delle domande fondamentali del questionario ESTA: quella che chiede al viaggiatore se sia «mai stato arrestato o condannato per un reato che ha provocato danni significativi alla proprietà o gravi lesioni a una persona».

Ebbene, Embolo ha una condanna definitiva per minacce, risalente a un alterco del 2018 a Basilea quando giocava nella squadra locale; le frasi pronunciate in quell’occasione («vi anniento, non sapete chi sono io?», e peggio ancora) hanno portato, lo scorso aprile, a una condanna con pena pecuniaria sospesa di 45 aliquote giornaliere, confermata in appello.

Una procedura in sospeso tra burocrazia e precedenti

I cittadini svizzeri, in condizioni normali, non necessitano di un visto per soggiorni brevi negli Stati Uniti; lo ricorda il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), secondo il quale i «viaggiatori che rientrano nel Programma di esenzione dal visto» possono richiedere l’autorizzazione tramite il sistema ESTA. Tuttavia, la decisione finale spetta sempre agli ufficiali dell’immigrazione a stelle e strisce, i quali hanno il potere di riesaminare anche le autorizzazioni già concesse.

A confondere ulteriormente le acque c’è il fatto che lo stesso Embolo, nel giugno del 2025, aveva regolarmente giocato due amichevoli sul suolo americano (contro Messico e Stati Uniti) segnando pure una doppietta, probabilmente utilizzando lo stesso nullaosta elettronico. Quel che è cambiato, nel frattempo, è lo status della sua fedina penale: la condanna, diventata definitiva lo scorso aprile, rendeva automaticamente inesatta la risposta data dall’attaccante in una precedente procedura.

L’assist della federazione e l’attesa per il “via libera”

La finestra temporale è stretta: il Mondiale, che si gioca tra Stati Uniti, Canada e Messico, scatterà tra nove giorni e la sfida d’esordio della "Nati" contro il Qatar è in programma per il 13 giugno al Levi’s Stadium di Santa Clara. L’ASF si è detta fiduciosa riguardo a una risoluzione lampo del problema, tanto che sui social network i compagni, come il difensore dell’Inter Manuel Akanji, hanno già scherzato sull’accaduto, disegnando un “omino” fantasma nel posto lasciato vuoto da Embolo.

La realtà, tuttavia, è che le verifiche supplementari sono una pratica a cui le autorità americane ricorrono senza preavviso, e nessuna certezza – almeno finché la valigia del giocatore non sarà timbrata al check-in – può essere data. Embolo rimane in Svizzera, assistito a distanza, mentre la sua squadra inizia il ritiro in attesa di scoprire se quella macchia sulla fedina penale del 2018 impedirà di fatto a un attaccante fondamentale di prendere parte alla terza fase finale della sua carriera.

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