L’associazione Altvelox chiede ai prefetti veneti di sospendere tutti gli autovelox
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Redazione Interno
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L’offensiva contro gli autovelox, dopo la decisione assunta la scorsa settimana dal prefetto di Napoli Michele di Bari, si sposta ora in Veneto. L’associazione Altvelox, che da tempo contesta le modalità di installazione e utilizzo dei dispositivi di rilevazione della velocità, ha depositato formalmente sette istanze indirizzate ai prefetti di Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza. La richiesta, avanzata attraverso un’azione coordinata che mira a fare chiarezza sul quadro normativo, è quella di procedere con la sospensione immediata e il successivo riesame integrale dei decreti che autorizzano l’impiego degli apparecchi sulle tratte provinciali e metropolitane, un’iniziativa che segue di pochi giorni il provvedimento adottato nel capoluogo campano.
Il caso napoletano, va ricordato, ha aperto di fatto la strada a questa nuova ondata di ricorsi amministrativi. Il prefetto Di Bari, con un atto datato 3 marzo, ha disposto il congelamento di tutte le autorizzazioni rilasciate tra il 2018 e il 2023, fermando di fatto l’operatività dei 67 autovelox presenti nell’area metropolitana, Ischia compresa. Alla base di quella decisione, come si legge nel documento, c’è la necessità di attendere i decreti attuativi del nuovo regolamento interministeriale dell’11 aprile 2024, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 maggio scorso, per garantire uniformità applicativa, trasparenza e legalità dell’azione amministrativa.
Le istanze presentate oggi da Altvelox, rappresentata dal presidente Gianantonio Sottile Cervini, si inseriscono proprio in questo solco. L’associazione chiede ai rappresentanti del governo territoriale di esercitare il potere di autotutela, disponendo una verifica scrupolosa della conformità tecnica di ogni singola postazione ai criteri più stringenti introdotti dalla normativa del 2024. Non si tratta, come tengono a precisare gli stessi promotori dell’iniziativa riportata dalle agenzie di stampa, di una pregiudiziale ideologica contro i controlli stradali, ma di una battaglia che punta a verificare la legittimità dei provvedimenti e la validità degli accertamenti che hanno un impatto diretto sui diritti e sulle finanze degli automobilisti.
Il nuovo quadro normativo e i dubbi sulla conformità degli impianti
Il decreto dell’11 aprile 2024, che rappresenta il cardine di questa complessa vicenda, ha introdotto regole più severe per il collocamento e l’utilizzo dei dispositivi, stabilendo un netto distinguo tra le fasi di individuazione dei tratti stradali, di competenza prefettizia, e la successiva collocazione fisica delle postazioni, affidata agli enti proprietari della strada o agli organi di polizia. Le nuove disposizioni, che si applicano sia agli impianti di nuova installazione sia a quelli già esistenti alla data di entrata in vigore del decreto, impongono che l’autorizzazione prefettizia possa essere concessa solo su strade caratterizzate da un elevato livello di incidentalità documentato nell’ultimo quinquennio, dall’impossibilità di procedere alla contestazione immediata per ragioni strutturali o di traffico, o dalla presenza di velocità operative medie significativamente superiori ai limiti consentiti.
Proprio su questi punti, che richiedono analisi statistiche approfondite e valutazioni tecniche oggettive, si concentra l’azione di Altvelox. L’associazione chiede che i prefetti veneti impartiscano agli enti proprietari delle strade disposizioni precise per la disattivazione immediata di tutte quelle postazioni che non risultino supportate da una documentazione completa e conforme ai nuovi parametri. Un’iniziativa, questa, che non si limiterà al solo Veneto ma che, nelle intenzioni del sodalizio, rappresenta soltanto il primo passo di una campagna destinata a estendersi progressivamente su tutto il territorio nazionale, prefettura dopo prefettura, per fare piena luce sulla legalità dell’azione amministrativa in materia di accertamento delle violazioni dei limiti di velocità.
L’effetto domino e la posizione dei sindaci
La scelta del prefetto di Napoli e la successiva mobilitazione di Altvelox stanno innescando un effetto a catena che potrebbe presto coinvolgere altre regioni. A Benevento, ad esempio, il sindaco Clemente Mastella ha già scritto una lettera al prefetto Raffaela Moscarella per sollecitare un provvedimento analogo a quello adottato nel capoluogo regionale. Mastella, nella sua missiva, auspica che si proceda a una sospensione cautelativa di tutti i provvedimenti autorizzativi emessi tra il 2018 e il 2023, allo scopo di verificarne la conformità ai nuovi requisiti tecnico-normativi. Una richiesta, la sua, che si allinea anche alle sollecitazioni dell’Anci, la quale è intervenuta formalmente sull’argomento chiedendo omogeneità territoriale nelle decisioni, a tutela della sicurezza stradale ma anche delle finanze dei cittadini, in un momento economico già reso complesso da altri fattori di crisi.
L’obiettivo dichiarato da più parti, dunque, è quello di arrivare a una linea applicativa uniforme su tutto il territorio italiano, da Agrigento a Bolzano, per evitare disparità di trattamento e per fornire chiarezza sia agli automobilisti sia ai comandanti delle polizie locali. La partita, tuttavia, si gioca su un terreno giuridico ancora minato: da un lato c’è l’urgenza di adeguare gli impianti esistenti alle nuove regole, come prevede il regolamento che concede dodici mesi per l’adeguamento o la disinstallazione; dall’altro, permane il nodo irrisolto dell’omologazione dei dispositivi, una questione che attende una definizione chiara da oltre trent’anni e che la stessa Corte di Cassazione ha più volte ribadito essere condizione imprescindibile per la validità delle multe.




