Scoperto nella Via Lattea il primo microblazar: un buco nero punta il getto verso la Terra
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Un buco nero nascosto a circa 12.000 anni luce da noi, dietro una cortina di polvere interstellare che lo rende praticamente invisibile ai telescopi ottici, lancia nello spazio un getto di particelle che viaggia a tre quarti della velocità della luce. E quel getto punta quasi dritto verso la Terra.
Non è la trama di un film di fantascienza, ma la scoperta appena confermata da un gruppo internazionale di astronomi, che dopo oltre trent'anni di ricerche ha identificato nella nostra galassia il primo "microblazar", un oggetto cosmico di cui si teorizzava l'esistenza fin dagli anni Novanta ma che non era mai stato osservato con certezza.
Che cos'è un microblazar
Per capire di cosa si tratta, conviene partire da fenomeni più noti. I blazar sono nuclei galattici attivi alimentati da buchi neri supermassicci, miliardi di volte più pesanti del Sole, che emettono getti di materia e energia. Quando uno di questi getti è orientato verso la Terra, l'oggetto appare eccezionalmente luminoso e violento. I microblazar sono la versione in scala ridotta di questo fenomeno: sistemi binari in cui un buco nero di massa stellare, nell'ordine di alcune decine di volte quella solare, divora la stella compagna e scaglia il materiale in eccesso lungo due getti opposti.
Se uno dei due fasci è puntato verso di noi, il sistema si comporta come un blazar in miniatura, ma si trova dentro la nostra galassia, molto più vicino e quindi osservabile in dettaglio.
Il sistema IRAS 18293−0941
Il protagonista della scoperta si chiama IRAS 18293−0941. Si tratta di un sistema binario composto da un buco nero di circa dieci masse solari e da una stella massiccia e calda, che orbitano l'uno attorno all'altra in poco più di undici giorni. Il buco nero strappa materia alla compagna, la risucchia e ne espelle una parte sotto forma di getti che viaggiano a circa 225.000 chilometri al secondo. Uno di questi getti è diretto quasi esattamente verso di noi.
L'oggetto era stato catalogato già nel 1983 dal satellite IRAS, da cui prende il nome, ma era poi caduto nell'oblio perché la polvere impediva di vederlo nella luce visibile. Solo osservazioni radio ad altissima risoluzione, condotte con la rete europea VLBI, hanno permesso di confermare che il getto appartiene davvero a quel sistema stellare e non a una galassia lontana allineata per caso.
Perché non c'è nulla di cui preoccuparsi
La notizia di un getto cosmico puntato verso la Terra può suonare inquietante, ma gli studiosi sono chiari: non c'è alcun pericolo. La distanza di 12.000 anni luce è enorme e il getto, per quanto potente, è un fascio di particelle che si disperde nell'ambiente interstellare. Non si tratta di un raggio capace di attraversare lo spazio senza perdite. Lo ha spiegato con parole nette Benito Marcote, ricercatore del Joint Institute for VLBI ERIC nei Paesi Bassi e tra gli autori dello studio: «Potrebbe sembrare allarmante, ma non c'è nulla di cui preoccuparsi».
Il getto, ha aggiunto, visto dalla Terra appare come una stella comune, e piuttosto debole.
Un acceleratore di particelle naturale
L'aspetto scientificamente più interessante riguarda ciò che accade al getto opposto, quello che si allontana da noi. Questo fascio invisibile va a sbattere contro una nube molecolare densa situata a un centinaio di anni luce dal sistema, creando una regione di shock in cui le particelle vengono accelerate a energie straordinarie. Secondo i ricercatori, in quel punto si generano raggi gamma con fotoni cento volte più energetici di quelli prodotti dal Large Hadron Collider, il più potente acceleratore costruito dall'uomo.
Il sistema offre così un laboratorio naturale per studiare come i getti dei buchi neri trasferiscono energia all'ambiente circostante, un processo che nei blazar extragalattici resta difficile da osservare proprio per la distanza enorme.
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